Ritratto di Giulia Marras
Autore Giulia Marras :: 18 Novembre 2014
Locandina di Sarà un paese

Recensione di Sarà un paese | A metà tra documentario e fiction, l'esordio di Nicola Campiotti mette in rassegna le diverse problematiche attuali del paese senza una sincera visione cinematografica nè politica

Aprendosi provocatoriamente su un tipico colloquio di lavoro “all'italiana”, Sarà un paese sembra essere inizialmente un documentario; poi una pubblicità progresso, infine un valido servizio televisivo per un talk show politico a caso. Sulla carta l'esordio di Nicola Campiotti si propone come viaggio, a metà tra cinema del reale e fiction, di uno dei tanti trentenni disoccupati del bel paese, accompagnato dal curioso ed entusiasta fratellino Elia.

Prendendo spunto dal mito di Cadmo, alla ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus, i due protagonisti insieme percorreranno le tracce simboliche dell'eroe fenicio che creò l'alfabeto, in un itinerario a tappe per l'Italia, per incontrare personaggi narratori di storie accadute, talvolta drammatiche, talvolta ottimistiche, comunque specchio delle condizioni attuali di chi la abita, in cui lavora o emigra. Il film si sviluppa quindi per episodi che hanno per tema e titolo gli elementi fondamentali che costruiscono un paese, o a volte, lo distruggono: lavoro, governo, immigrazione, beni comuni, ambiente, religione.

Attraverso lo sguardo inconsapevole di un bambino di dieci anni, vengono in tal modo affrontate varie problematiche che costituiscono oggi il centro del dibattito sociale: crisi economica, disoccupazione, morti bianche, razzismo, in una veloce e affollata carrellata di luoghi e voci, mediata da incursioni mitologiche e sequenze oniriche, tra Sibille e giovani persi in fila all'aeroporto con valigie vuote.
Se si prendesse Sarà un paese esclusivamente come film educativo per ragazzi, non ci sarebbero problemi. Grazie alla semplicità di un linguaggio universale e della guida di Elia, la quale innocenza aiuta a smorzare con umorismo le questioni più serie, come quella religiosa, ridicolizzandone involontariamente le contraddizioni, il viaggio illustra con delicatezza i dolori degli “adulti” in crisi, trasformandoli in fiabe da condurre ad un lieto fine.

[Leggi anche: La commissione del Mibact ha scelto i film che godranno del finanziamento pubblico]

Eppure il docu-film di Campiotti pecca nel suo elevarsi a manifesto di speranza per una nuova Italia: gli argomenti trattati sono troppi e presentati con superficiali dati statistici, già tristemente noti a tutti, mentre l'intreccio con il Mito e la Favola sembra voler rimediare all'evidente mancanza di unitarietà e di una reale visione originale. Nonostante il pensiero spontaneo e spiazzante di Elia faccia capolino nella sceneggiatura salvandola dall'abisso della banalità, il suo sguardo sul mondo risulta comunque imposto da una regia calcolatrice, totalmente priva di personalità, anche se spinta da buoni propositi.
Facendo un giro nei tanti piccoli Festival sparsi in Italia, ci si accorgerà che ci sono molti altri documentari sulle condizioni del nostro paese, ben più coraggiosi e senza il sostegno del MiBAC (il quale Riconoscimento di Interesse Culturale perde sempre più credibilità): se il cinema promosso dalla Stato tende ad assomigliare sempre più a uno spot, è naturale che il vero cinema del reale debba essere ricercato altrove, ovvero laddove a parlare sono realmente le voci precarie e inascoltate che tentano effettivamente una, seppur piccola, ricostruzione dell'anima del paese.

Trailer di Sarà un paese

Voto della redazione: 

2

Facebook Comments Box