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Autore Erika Favaro :: 30 Gennaio 2016

Da "C'era una volta in Anatolia" a "Hard to be a god", ecco alcuni titoli di cui non si è parlato abbastanza

C'era una volta in Anatolia

Il bello dell’arte è che resta ad aspettarci. Ogni anno escono al cinema centinaia di film e per chi non lo fa per mestiere a volte è difficile poter vedere tutto ciò che ci interessa. Capita quindi di perdersi qualche titolo, o che per motivi di distribuzione si sia letteralmente impossibilitati a recuperare certi film che magari escono in pochissime copie o che proprio non vengono acquistati dal nostro paese. Ecco allora una breve lista di titoli che negli ultimi cinque anni sono passati in secondo piano ma che sicuramente meritano di essere visti.

C’era una volta in Anatolia
Il film di Nuri Bilge Ceylan ha vinto il Gran Prix a Cannes e questo ha probabilmente aiutato la sua distribuzione. È stato in programmazione nell’estate del 2013, ma molti forse si sono fatti spaventare dalla durata (quasi tre ore) o dai tempi dilatatissimi della trama. La storia parte da un’indagine su un assassinio e finisce per diventare il ritratto della Turchia contemporanea divisa tra modernità europea e tradizioni orientali.

Leviathan
È uno dei migliori documentari  degli ultimi anni girato su un peschereccio americano, da non confondersi  con l’omonimo film del 2014 diretto da  Andrei Zvyagintsev. In questo caso il regista è un antropologo di Liverpool con la passione per il cinema, Lucien Castaing-Taylor, il quale ha collaborato con un laboratorio di etnografia dell’università di Harvard. Grazie allo sguardo attento ai dettagli si riesce ad entrare nella routine di un pescatore, a coglierne i momenti di sconforto come le ambizioni.

Boxing Gym
A proposito di  documentari, non si può non nominare Frederick Wiseman, uno dei padri del genere che continua a regalarci squarci vividi di mondo fatto di quotidianità e straordinarietà allo stesso tempo. In questo caso ad essere impercettibilmente esaminata è la clientela di una palestra di Austin, Texas. L’autore si chiede cosa significhi il concetto di “allenamento” per la popolazione americana e quali conseguenze abbia sulle psicologie degli individui.

[Leggi anche: La Turchia inserisce "Winter Sleep" nella corsa agli Oscar 2015]

Hard to be a god
Hard to Be A God
è il canto del cigno postumo di uno degli autori più prolifici del cinema russo che però ha faticato a farsi conoscere oltre i confini della sua patria che ha spesso tentato di ostacolarlo attraverso la censura. Il film è tratto da un romanzo russo di Arkady e Boris Strugatsky in cui si racconta di un gruppo di uomini mandati sul pianeta Arkanar per aiutare la popolazione ad evolvere e ad uscire da una situazione molto simile a quella in cui si trovava l’Occidente durante il Medioevo.

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