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Autore Francesca Borrione :: 5 Maggio 2014

La regista di Boys Don’t Cry, Kimberly Peirce, è intervenuta all’AFI Women's Directing Showcase con un discorso sulle battaglie delle donne registe nello studio system hollywoodiano

Kimberly Peirce

La scorsa settimana, l'American Film Institute Directing Workshop For Women (AFI DWW) ha tenuto il proprio incontro annuale presso il teatro del Directors Guild of America, a Hollywood. In questa occasione, la regista di Boys Don’t Cry, Kimberly Peirce, ha tenuto un toccante discorso, molto personale eppure di grande ispirazione per le giovani registe presenti al workshop, su cosa significhi essere una regista donna nell’industria cinematografica americana.

Utilizzando divertenti aneddoti legati alla sua esperienza ormai quindicennale come filmmaker, Kimberly Peirce ha ripercorso la propria carriera dai tempi dell’indie Boys Don’t Cry (1999), fino alla difficoltosa produzione del reboot di Carrie, sotto le maglie di una grande produzione. Nel suo discorso, la Peirce ha sottolineato con ironia gli ostacoli incontrati lungo il suo cammino, ma ha anche comunicato la sua incrollabile passione per l’arte cinematografica, e il suo entusiasmo per una nuova generazione di registe coraggiose, creative e vibranti.

Il quarantesimo anniversario dell’American Film Institute DWW è giunto in coincidenza con la diffusione di allarmanti statistiche sulla mancanza di opportunità di lavoro per le donne registe a Hollywood. La stessa Kimberly Peirce ha evidenziato un dato significativo: nel 2013, meno del 6% dei film di Hollywood e solo il 14% degli episodi delle serie tv è stato diretto da una donna. Ecco perché il workshop sponsorizzato dall’AFI risulta particolarmente importante: un vero agente di cambiamento culturale, un esempio per il settore dell’intrattenimento, in quanto offre ai giovani talenti al femminile una possibilità unica di apprendimento e di promozione professionale.

Il problema principale in questo evidente gap che lo studio system non riesce ancora a colmare non è da interpretare come un fallimento personale della filmmaker, ribadisce anche Kimberly Peirce sulla base della propria esperienza: "Se una donna regista non lavora abbastanza a Hollywood, non è un fatto personale, ma un problema strutturale".

Kimberly Peirce ha battuto molto su questo punto, portando esempi concreti connessi con la realizzazione del suo ultimo film, Carrie. Essere autrici indipendenti dagli Studios significa superare barriere culturali e ostacoli; tuttavia, la risposta del pubblico è ciò che dà la maggiore soddisfazione. Kimberly Peirce ha anche sostenuto che gli spettatori, più delle case di produzione, sembrano aperti ed entusiasti nell'accogliere nuovi racconti e personaggi che non siano ancora stati ritratti e descritti. Il pubblico ha il desiderio di amare le storie che vede rappresentate.

"Voi siete il cinema che deve ancora essere mostrato", ha poi detto Kimberly Peirce alle partecipanti al workshop “Sarà difficile abbattere certi muri e aprire nuove strade. Lo è sempre. E sarà ancora più dura perché siete donne, ma vale la pena combattere”. La regista ha poi concluso con un messaggio accorato, e con una certa emozione:

“Il nostro lavoro come scrittrici e registe è di combattere le nostre battaglie, come state facendo anche voi, nel trovare la voce per raccontare le storie che amate e che sapete di essere le uniche a poter narrare. Sempre, ogni giorno, che sia contro il denaro o contro qualcuno che non vi capisce, voi entrerete nella vostra storia e le darete vita come solo voi siete in grado di fare. E quella storia vivrà e continuerà a vivere. E io credo che se voi agirete così, allora non compierete soltanto un lavoro, ma ad esso darete un significato e un valore, farete intrattenimento, e apporterete un cambiamento”.

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