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Autore Andrea Chimento :: 27 Ottobre 2014

"Adieu au langage" di Jean-Luc Godard, presentato all’ultimo Festival di Cannes, uscirà nelle nostre sale il 20 novembre

una scena di "Adieu au langage"

Venti novembre 2014: è questa la data in cui è prevista l'uscita nelle nostre sale uno dei film più attesi dell’anno, Goodbye to Language 3d (Adieu au langage) di Jean-Luc Godard.

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha vinto il Premio della Giuria ex-aequo con Mommy di Xavier Dolan, il film è l’ennesima opera sperimentale di uno dei massimi esponenti della nouvelle vague che, arrivato a ottantaquattro anni di età, non ha ancora smesso di provocare e innovare il linguaggio della settima arte.

La (non) trama della sua ultima opera è piuttosto semplice: un uomo single e una donna sposata si incontrano, si amano, litigano e vivono una relazione tormentata. Nel frattempo un cane vaga per le campagne, mentre le stagioni scorrono una dopo l’altra.

Più della narrazione, Godard ha puntato sulla frammentazione delle immagini, sul montaggio digitale e, persino, sulla stereoscopia che è (forse) la vera protagonista dell’intera operazione. Non è però la prima volta che l’autore de Il disprezzo (1963) lavora con il 3D: un anno fa aveva firmato un episodio di 3x3D, film collettivo a cui partecipò accanto all’inglese Peter Greenaway e al portoghese Edgar Pêra. Il digitale, invece, l’aveva già utilizzato e sperimentato ampiamente anche nel suo precedente lungometraggio, Film socialisme del 2011. Allo scorso Festival di Cannes (in cui Godard ha rifiutato di presenziare), Goodbye to Language 3D ha diviso, acceso gli animi, attirato tanti elogi quante stroncature, amore e odio.

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C’è chi ha parlato di sterile provocazione, chi di un’opera rivoluzionaria e di grande spessore intellettuale; c’è chi l’ha definito un film vuoto e privo di senso e chi ne ha tessuto le lodi incondizionatamente.  Addirittura qualcuno ha parlato di un nuovo Fino all’ultimo respiro, facendo riferimento alla sua opera prima e al suo massimo capolavoro, datato 1960. In attesa di scoprirlo anche in Italia a fine novembre, l’aspettativa è indubbiamente altissima, tra fan e detrattori del regista, pronti a schierarsi e affermare la propria opinione. Indubbiamente però non lascerà indifferenti, così come buona parte della sterminata filmografia dell’autore che ha rivoluzionato il linguaggio del cinema e che ora si prepara definitivamente (forse) a dirgli addio.

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