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Autore Rita Andreetti :: 15 Ottobre 2014

Fa da contraltare alle celebrate passerelle del Busan giusto una sponda più sotto: è il Taiwan International Documentary Film Festival, quest'anno alla nona edizione

Claude Lanzmann al TIDF

È in corso nella vivace città di Taipei un appuntamento più modesto della kermesse coreana del Busan International Film Festival, che ha da pochi giorni chiuso i battenti. Tuttavia, il piccolo Taiwan International Documentary Film Festival ha il pregio quest'anno di adoperarsi in una riflessione davvero attuale.

Nel suo programma infatti oltre 134 documentari che attraversano l'Asia ovviamente, ma si rivolgono con occhio critico anche ad una accurata selezione internazionale proveniente da svariati angoli del mondo. C'è il Congo di Dieudonné Hamadi, il Myanmar di Zaw Naing Oo, la Cipro di Iva Radivojevic. Tra le sezioni, una prettamente dedicata ad Alan Berliner, un habitué del Sundance che già dagli anni Ottanta lavorava sul materiale d'archivio con originalità e competenza. Tra i suoi titoli proiettati a Taiwan il suo ultimo First cousin once removed (2013), vincitore agli IDFA 2012, e Nobody's business, già premiato a Vision du Réel nel 1996. Accanto all'americano, una curata selezione del meglio della produzione proibita cinese, tra cui spiccano i lavori Petition e Born in Beijing, rispettivamente di Zhao Liang e Ma Li, già silurati in madre patria ma ben accolti a Cannes e Rotterdam.

La sezione internazionale rivede il lavoro mastodontico di Claude Lanzmann, Shoah (nella TOP 10 di tutti i tempi secondo Sight & Sound), il quale a sua volta si aggira lento per le strade della capitale taiwanese seguendo la sua opera che è ancora una tra le poche in grado di resuscitare quel dramma con impressionante completezza. Programmato anche il suo ultimo lavoro, The last of the Unjust, nel quale questa volta è Benjamin Murmelstein al centro delle rivelazioni, nella Roma dei tormentati anni Settanta. E ancora, Kieslowski, Scheffner e quell'altro, rivelatorio delle cospirazioni inarrivabili, che esordì in Italia a Venezia 2013: The Unknown known di Errol Morris su Donald Rumsfeld.

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Nella sezione internazionale in concorso, quindici opere di rara intensità tra cui spicca il nome di Daniela de Felice, italiana di nascita e francese di adozione, con un documentario delicato, CASA, di riflessione personale e familiare dove l'Italia è più che mai presente.

Taiwan è uno dei pochi appuntamenti che riesce a trascinare una selezione di opere documentarie originali in anteprima in Asia aprendo le porte di questa realtà cinematografica in continua ascesa. Si terranno domani 16 ottobre le assegnazioni dei premi delle sezioni competitive: Internazionale, Asian Vision, nazionale, in aggiunta ovviamente ai premi speciali.

 

 

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