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Autore Pierre Hombrebueno :: 26 Gennaio 2016

Essere degli attori hollywoodiani può portare molti benefici, ma non crediate sia un mestiere facile, soprattutto quando incontrate un regista particolarmente maniacale e pronto a prosciugarvi il sangue nelle vene

Shelley Duvall

Essere degli attori hollywoodiani può portare molti benefici, tra soldi a non finire, glamour, e party dal tramonto all'alba. Eppure, non crediate sia un mestiere facile, soprattutto quando incontrate un regista particolarmente maniacale, di quelli che potrebbero veramente prosciugarvi il sangue nelle vene. 

Ne sa qualcosa Shelley Duvall, che nel celebre Shining di Stanley Kubrick vestiva i panni della moglie di Jack Nicholson / Jack Torrance. La storia è nota: come narra la leggenda, l'attrice fu praticamente torturata dall'autore, tra riprese a non finire e terrorismo psicologico. La Duvall andò in disidratazione per via del troppo lacrimare, perse i capelli dallo stress ed ebbe plurimi collassi nervosi. La nota scena con la mazza da baseball, pensate un po', fu girata la bellezza di 127 volte!!

Diverso è invece il caso di Megan Fox. Durante le audizioni per Transformers di Michael Bay, la ragazza venne fatta spogliare in bikini e obbligata a lavare una Ferrari, il tutto sotto l'occhio vigile del regista. Insomma, erano i provini per un blockbuster, o per un porno amatoriale? L'interprete ha paragonato l'autore a Hitler, spiegando come lavorare per lui sia un autentico incubo. Per vendicarsi, Bay la fece direttamente licenziare dalla terza installazione della saga.

Ancora: dura da morire è sicuramente la mitica Faye Dunaway, che nel corso della sua gloriosa carriera ha litigato coi registi più svariati. Nel 1967, ad esempio, dopo aver girato E venne la notte di Otto Preminger, la donna portò addirittura il leggendario regista in tribunale, in modo da sciogliere il contratto che la legava a lui per altri sei film. Spiegò l'attrice nella sua autobiografia: “Otto era uno di quei registi che non potevi ascoltare, perché non sa assolutamente nulla del processo di recitazione”. Nel 1974, è invece toccato a Roman Polanski, definito “autocratico e dittatoriale”.

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Infine, vale la pena citare la faticosissima lavorazione per The Abyss di James Cameron, pellicola in cui gran parte delle scene sono state girate sott'acqua, costringendo il cast a delle estenuanti giornate di stanchezza e stress. Si racconta che Ed Harris, un giorno, scoppiò semplicemente a piangere con disperazione durante la sua strada verso casa. E il trauma, a quanto pare, rimane tutt'oggi: “Non parlerò di The Abyss. Non lo farò mai”, ha dichiarato l'attore in un'intervista. 

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