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Autore Claudio Mundo :: 19 Aprile 2015

The American University of Rome, la più antica università americana della capitale, ha conferito a Paolo Sorrentino la Laurea Honoris Causa "per aver riportato il cinema italiano al suo antico splendore". Il regista intervistato dagli studenti

Paolo Sorrentino riceve Laurea Honoris Causa a Roma

Dopo i successi cinematografici degli ultimi anni, fresco di candidatura a Cannes per il suo La giovinezza, per Paolo Sorrentino è tempo di “laurearsi”. Nella giornata di del 16 aprile, a Roma, il regista napoletano ha ricevuto la Laurea Honoris Causa dalla The American University of Rome (AUR), la più antica università americana a Roma. Fondata nel 1969, AUR è un’università indipendente e no-profit dedita all’insegnamento in lingua inglese di programmi di laurea triennale americana. Sorrentino è stato insignito dal Presidente Richard Hodges, presso l’Istituto Studi Germanici, nello splendido scenario di Villa Sciarra, sul colle del Gianicolo, alla presenza di oltre 100 studenti internazionali che hanno scelto Roma come loro destinazione di studio.

Il regista è stato celebrato per aver riportato la tradizione del cinema italiano al suo antico splendore, per la sua capacità di intertestualità cinematografica, per il suo personale stile nel rappresentare la fragilità e l’alienazione umana attraverso l’uso magistrale di arte, musica, memoria, amicizia e amore; infine, per il suo contributo alla storia del cinema italiano ed internazionale. Alla solenne cerimonia, Sorrentino è stato intervistato dagli studenti della Facoltà di Film e Digital Media. “Sono cresciuto immerso nelle culture americana e italiana - ha detto ringraziando studenti, professori e amici -, quindi mi sento nel posto giusto”.

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Alla domanda di uno studente sulla differenza tra il cinema italiano e americano, riferita al film This Must be the Place, Sorrentino ha risposto che “il cinema è universale, soltanto la lingua cambia, e per le scene in inglese io decido sulla base della musicalità delle parole”. Riguardo alla gloria inaspettata di La grande Bellezza il regista ha affermato che “il successo del film si basa su un grande equivoco, quello di essere una critica alla società, mentre in realtà io volevo fare l’opposto: volevo dire che se la decadenza e la volgarità sono negative per la società, hanno anche una grande bellezza estetica intrinseca”.

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