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Autore Rita Andreetti :: 23 Gennaio 2016

Il suo nome non vi dirà nulla, ma Wang Jianlin adesso controlla Legendary Pictures, la casa di produzione dietro ai Batman, Godzilla e l’ultimo su Steve Jobs

Wang Jianlin

Sarà probabilmente una di quelle notizie di “cinemabiz” che poco importa ai cinefili da sala. Tuttavia, l’acquisto da parte dell’uomo più ricco della Cina di Legendary Pictures, una delle case di produzione da blockbuster americani più in vista degli ultimi anni, non è cosa da poco.

Il facoltoso orientale si chiama Wang Jianlin, Forbes l’ha definito l’uomo più ricco della Cina, e negli ultimi anni ha fatto parlare di sé perché molto interessato all’affare calcistico: l’anno scorso si è assicurato il 20% dell’Atletico Madrid, senza contare i vari diritti di sfruttamento televisivi di cui gode tramite società terze.

Ma restando in ambiente cinematografico, l’acquisto di Legendary Pictures è soltanto la mossa più recente della partita, nonché la spesa più considerevole, fino ad oggi, attuata da un investitore cinese in ambito cinematografico americano: 3.5 miliardi di dollari. E come sarà facile intuire, Legendary Pictures, che ha all’attivo un accordo con Universal, non è certo una spesa da poco: qui si tratta infatti di una tra le maggiori e più influenti case di produzione della Hollywood dei grandi numeri. Giusto per citare le sue produzioni di punta, abbiamo la fortunata serie dei Batman, Inception, Pacific Rim, Interstellar, Jurassic World, Fast & Furious 7 e l’ultimo di Danny Boyle, uscito il 21 gennaio nelle sale: Steve Jobs. Sarà un caso, visto che Wang è un dichiarato ammiratore dell’opera della mente della Apple.

L’interesse di Wang Jianlin verso l’industria dell’entertainment è iniziato però alcuni anni fa, e si muove appunto su più fronti: quello sportivo, come qui sopra ricordato (ah, dimenticavo di aggiungere che Wang è adesso proprietario del marchio di triathlon Ironman), e quello distributivo. Il suo nome si lega infatti alla manovra operata nel 2012 nei confronti di AMC Entertainment, una manovra calcolabile in 2.6 miliardi di dollari e oltre 4.000 teatri su suolo americano. In patria, il nome di Wang invece è il gruppo Dalian Wanda: i Wanda Plaza vantano oltre 2.500 schermi in Cina. E non ci dimentichiamo della sorellina minore, Hoyts, che aggiunge qualche altro centinaio di cinema al totale. Parallelamente, il magnate, che nasce dall’industria dell’edilizia, è in ballo per creare dei film stdios nelle sue zone, i Qingdao Oriental Movie Metropolis, del valore di 8 miliardi.

Riflettendo, quindi, siamo di fronte ad un sistema paragonabile alla Hollywood degli anni 50, dove la filiera produttiva e quella distributiva facevano capo ad un’unica testa. L’antitrust si opporrebbe, si tratta di un oligopolio nella produzione e distribuzione dei contenuti… se solo l’antitrust esistesse in Cina. Ecco quindi a cosa stiamo assistendo: Mr. Wang ha nelle mani uno strumento di influenza con propaggini in tutto il mondo con il quale indirettamente (?), involontariamente (?), diffonderà quello che è il soft power della Cina di Xi Jinping. Sia chiaro, l’America lo ha fatto fino all’altro ieri. Ma quel che preoccupa è la solita questione insoluta dei diritti umani che nella terra di Wang non pare scuotere più di tanto gli animi e che, in un modo o nell’altro, farà parte del pacchetto completo di nuovi contenuti che la Cina esporterà sempre più nei prossimi anni.

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Tuttavia, c’è poco da stupirsi: Hollywood sta cercando di giocare in campo cinese, approfittando dei numeri da capogiro del botteghino locale. Perciò, necessariamente, il ritorno del match si gioca in territorio americano. E Wang non arriva certo per primo, visti i recenti accordi di STX Entertainment con Huayi Brothers, e di Lionsgate con Hunan TV. Solo, come dire, ha fatto le cose più in grande.

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