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Autore Giulia Marras :: 11 Settembre 2015
Locandina di 11 Minut - 11 Minutes

Recensione di 11 Minut di Jerzy Skolimowski | Arriva in concorso il nuovo travolgente film del regista polacco: un action a effetto domino che nasconde un discorso sul tempo sopraffatto dalla prolificazione dell'immagine digitale nei cloud virtuali

Varsavia, ore 17:00-17:11

Nel caos della città, undici diversi punti di vista si incrociano e si passano il testimone soggettivo durante undici minuti della loro vita. Un tempo solo apparentemente casuale, in realtà cruciale per catturare lo scontro fatale degli eventi e rappresentare l’implosione dell’immagine cinematografica (e non) in un metaforico (e non) punto nero. “11 Minuti è la mia risposta ai film d’azione di Hollywood” ha dichiarato Skolimowski, da sempre regista libero di stravolgere e ri-scrivere generi e dinamiche del cinema, firmando opere monadi in grado di allontanarsi dalle esperienze precedenti e rinnovarsi costantemente con piccole rivoluzioni dello sguardo e incursioni in mondi cinematografici opposti.

Co-produzione polacco-irlandese, 11 Minuti incede senza attimi di esitazione al pari passo dei calcolati action americani, ma è tutt’altra cosa: con un prologo girato unicamente attraverso dispositivi di ripresa amatoriali, web-cam, smartphone, camere di sorveglianza e un finale che contiene in sé l’entropia funerea della collezione potenzialmente infinita degli schermi e delle immagini contemporanee, il regista di Essential Killing trascende l’azione dei suoi personaggi, i quali movimenti gradualmente si astraggono su piani rarefatti e simbolici, compiendo un atto filmico di forza teorica (e di indiscutibile divertimento) sul futuro dei “cloud” di informazioni e visioni eterne che all’uomo mortale sopravvivranno.

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Il tempo umano è il vero e unico possibile protagonista: caduco e imprevedibile, come una bolla di sapone di cui è impossibile conoscere l’attimo in cui scoppierà. I protagonisti vengono travolti dagli eventi a catena perché nulla è sicuro, predeterminabile, tutto può cambiare da un momento all’altro; in cielo intravedono un puntino nero che non possono identificare: una visione negata, che metaforicamente potrebbe rimandare all’incertezza del futuro dopo di noi. Allora un pixel “morto” è anche quello dell’immagine digitale che coincide con la realtà prolificante di visioni social, esperienze virtuali e liquide che potranno fare a meno dello sguardo umano.

Ma 11 Minuti è anche il trionfo del cinema digitale, sofisticato e potente a partire dal livello sonoro e musicale, curato al secondo per scandire lo scorrere degli undici minuti, come con il passaggio imponente di un aereo a bassa quota, misura temporale non priva di una certa inquietudine terrorifica. L’elaborazione binaria fa poi supporto indispensabile ai piani sequenza, a punti di vista particolari come quello inedito di un cane, al surrealismo di certe scene come la sequenza del delirio da stupefacente, praticamente baconiana (quindi) lynchiana.

Apocalittico, travolgente, 11 Minuti può sconvolgere ogni fascia di pubblico: Skolimowski si conferma come uno dei più necessari e sapienti registi europei in grado di uccidere e far rinascere il cinema nello stesso istante. 

Trailer di 11 Minut - 11 Minutes

Voto della redazione: 

4

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