Ritratto di Fiaba Di Martino
Autore Fiaba Di Martino :: 12 Marzo 2015
Locandina di Io sono Mateusz

Recensione di Io sono Mateusz di Maciej Pieprzyca: La storia vera narrata dal film polacco fatica a uscire dai confini dell’opera didascalica e necessaria senza guizzi, ma si fa forte della straordinaria interpretazione di Dawid Ogrodnik

Venticinque anni di vita a metà, trascorsi nel ghetto di un epiteto come “vegetale”, impossibilitato a comunicare con coloro che ama: è la storia di Mateusz, affetto da paralisi cerebrale, e la sua è una realtà che, a parte piccolissimi casi, non ha voce nemmeno su grande schermo. L’intento di Pieprzyca è invece proprio di affermare e nobilitare l’esistenza invisibile di chi, come il giovanissimo Przemek a cui la pellicola s’ispira, è emarginato e incompreso per via dell’handicap che lo segna fatalmente fin dalla nascita. La sentenza sullo stato di Mateusz è rapida ed efferata, arriva prima del titolo, prima del suo nome. Poi, veniamo iniziati alla sua claustrofobica vita: la madre coraggio, i fratelli disincantati, la crudezza punitiva della malattia. Il bambino, poi ragazzo, vede accadere davanti ai suoi occhi imprigionati in una corporeità che lo mortifica la morte del padre, le fidanzate del fratello che fanno più rumore di lui, il distacco graduale della famiglia.

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Io sono Mateusz si avvale in primis della straordinaria performance di Dawid Ogrodnik (già visto in Ida), pure più mimetico del fresco oscarizzato Eddie Redmayne (Hawking in La teoria del tutto). Ma lo sguardo registico non va al di là dell’osservazione didascalica a rischio patetismo, aggravata dall’irruzione della voce narrante di Mateusz a sottolineare l’ovvio (“Quando sei un vegetale, questa è l’amara verità, nessuno ti capisce”).

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Problema ulteriore è un doppiaggio italiano da programmaccio di Real Time: mal sincronizzato e pure un po’ da cartone animato, arreca un fastidio prolungato durante la visione. La quale è comunque sentitamente doverosa, più che avvincente o intensa; fatta eccezione per alcuni momenti, come il silenzioso ingresso di Mateusz nell’istituto.

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Il racconto della sua seconda vita, in ospedale, tra infermiere valutate a seconda della taglia di reggiseno e medici che lo vedono come uno sgradevole impiego, dosa la retorica con la necessità, si mantiene alla giusta distanza, tuttavia fatica a uscire dal proprio intento di opera didattica, percorsa da figure funzionali. Nella formazione sentimentale e nell’esistenza di Mateusz si susseguono infatti importanti figure femminili che, ad eccezione della prima, appaiono e scompaiono programmaticamente: la madre con la sua dolente ostinazione, la vicina di casa - l’unica a voler stabilire un contatto, presentata sotto una coltre di santità fiabesca come pure l’infermiera che si innamora di lui e che vorrebbe fare la ballerina (la sua danza improvvisa è il momento più riuscito e quasi poetico, un sommovimento in ralenti); e, infine, la donna che finalmente riesce ad aiutarlo a trovare un canale comunicativo, e che traina la narrazione verso un finale altamente significativo benché lievemente frettoloso. Un atto necessario, ancor prima che un film.

Trailer di Io sono Mateusz

Voto della redazione: 

3

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