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Autore Fiaba Di Martino :: 4 Agosto 2014
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Recensione di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie di Matt Reeves. Il secondo capitolo della nuova saga è un blockbuster postapocalittico che unisce stereoscopica spettacolarità ad alti momenti di riflessione ed emotività tellurica

Ben pochi (noi inclusi) avrebbero immaginato, soltanto pochi anni fa, che il reboot della longeva serie Il pianeta delle scimmie sarebbe diventata una delle migliori saghe del panorama cinematografico attuale, prima grazie al bellissimo prequel di Rupert Wyatt L'alba del pianeta delle scimmie (2011), che narrava origini e gesta dello scimpanzè Cesare e del conflitto tra uomini e primati; adesso, grazie a questo sequel firmato da Matt Reeves, autore di quel Cloverfield che nel 2008 fece da spartiacque al rapporto tra cinema, tecnologia e viralità. Infatti Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, anteriormente alla sua uscita, è stato preceduto da tre cortometraggi via web che preparavano il campo per lo scenario postapocalittico e claustrofobico della seconda dis-avventura del leader animalesco, sotto la cui peluria da performance capture si nasconde l'irrefrenabile Andy Serkis. 

Dieci anni sono passati dal capitolo precedente, e in un futuro ormai distopico la comunità delle scimmie è diventata una civiltà regolata da codici, in procinto di sviluppare un linguaggio completo, più illuminata dei pochi scampoli di esseri umani asserragliati in un rifugio post-spopolamento a causa di un virus. Venute giocoforza a contatto, le due stirpi si daranno inesorabile battaglia, una guerra che sembra scritta nel destino e nel sangue, e negli occhi di Cesare, figura tragica e sempre più maestosa nel suo fallimentare desiderio di mantenere la pace. Inutile dire che sono le scimmie a dimostrarsi, quantomeno nei primi folgoranti 10 minuti (che ci proiettano in una dimensione quasi primordiale e atavica) umane troppo umane, pregne di un'umanità in nuce, ancora pura, ancora "di natura". Ma dall'uomo evoluto, di cui dopotutto sono uno stadio precedente, vengono contagiate, e ne assorbono i tratti peggiori: prepotenza, inganno, "giustizia privata" e pena di morte.

Se lo script a tre mani separa buoni e cattivi senza barricarli in compartimenti stagni, Reeves innalza la mdp a momenti di altissimo spettacolo come di toccante emotività (il ritorno di Cesare alla casa natale) e di potente impatto visivo (il pianosequenza sul carro armato). Esempio ideale di blockbuster intelligente, che s'interroga continuamente su quello che mette in scena e che fa splendere la meraviglia mentre osserva il nascere disperato del seme dell'odio (homo homini lupus, alla fine, vale anche per Cesare e i suoi), Apes Revolution è un ulteriore tassello per un'epopea che, ormai possiamo dirlo con certezza, può ancora serbare magnifiche sorprese.

Trailer di Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Voto della redazione: 

3

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