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Autore Alessandro Tavola :: 8 Settembre 2015
Locandina di El Clan

Recensione di El Clan di Pablo Trapero con Guillermo Francella, Peter Lanzani: il regista sfrutta a pieno il mezzo per realizzare un racconto criminale completo ed equo in cui sono le immagini l'elemento fondamentale. In Concorso Venezia 72

Con El Clan, Pablo Trapero ci ha dato uno dei migliori film della Mostra fino a questo momento. La vicenda è quella del Clan Puccio, l’organizzazione criminale che a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta si rese responsabile in Argentina di diversi rapimenti a solo scopo estorsivo.

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Tutto gravita attorno alla figura di Arquímedes Puccio (Guillermo Francella, comico arcinoto in patria), il capo del Clan, e alla sua flemma distruttiva quasi impalpabile: la tranquillità dei suoi gesti e delle sue azioni, le espressioni il più delle volte criptiche del suo viso, la pacatezza dei suoi modi, il graduale scoprirsi del suo vero carattere lo rendono un personaggio fatto propriamente di immagini, istanti, espressioni e passi. Trapero riesce a darcene un ritratto esauriente ed agghiacciante senza mai calcare la mano sull’interpretazione (premiabilissima) di Francella, in modo che il personaggio sia il più possibile amalgamato con le atmosfere della dimensione propria del film, fatta di inquadrature mai spoglie e di colori forti, messe a fuoco perfette e virtuosismi mai ingombranti. Il contesto sociopolitico rimane sullo sfondo, rivelandosi come un elemento capace di dare utili break alla vicenda, che altrimenti avrebbe avuto minor modo di respirare.

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Il regista tiene a bada qualsiasi tentazione da psicodramma e si dedica del tutto alla venatura criminale del racconto, infondendo un gusto e un ritmo mai del tutto ammiccanti (la colonna sonora accompagna senza sostituirsi ad alcunché) e senza lasciarsi trasportare dal fascino intrinseco dei personaggi negativi. È proprio il giocare sul limite della patina commerciabile del film e sulle tipicità formali del genere a valorizzare El Clan: dati gli input assimilabili da un ampio pubblico, Trapero sfrutta a pieno il mezzo, nasconde effetti visivi e sfoggia long take in modo mai gratuito e senza mai compiacersi con la violenza le cui apparizioni non sovrastano affatto gli altri elementi della scena ma giungono come un culmine più o meno improvviso di un godere visivo continuo. El Clan è un film pulp nel senso meno imbastardito del temine, in cui lo sguardo del regista non è mai giudicante, mai agiografico, ma del tutto dedito all’intelaiatura cinematografica.

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Non si tratta di un film perfetto: non mancano passaggi meno convincenti, soprattutto per quanto riguarda la vicenda del figlio Alejandro, e forse una vera ascesa narrativa, ma in mezzo ai tanti film della Mostra che girano principalmente attorno alla boria dei loro autori, la capacità di essere umile e spettacolare al contempo e la guida di un sincero interesse per l’immagine (che racconti e non che veicoli messaggi prima di tutto) fanno risaltare ancora maggiormente El Clan e le sue già premiabili soluzioni.

Voto della redazione: 

3

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