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Autore Pierre Hombrebueno :: 9 Marzo 2015
Locandina di Foxcatcher - Una storia americana

Recensione di Foxcatcher - Una storia americana di Bennett Miller: Triangoli psicologici gestiti con meticolosa freddezza, tra iniezioni d'ansia e fantasmatici sguardi nel vuoto. A rimanere impresso, lo sguardo granitico e angoscioso di Steve Carell

Un ex campione olimpionico in cerca di un padre e un allenatore bisognoso di un figlio a cui fare da mentore. In mezzo, un fratello maggiore che non sa bene in quale spazio collocarsi, intravisto di sfuggita, mai totalmente impresso. Un'opera incompiuta Foxcatcher di Bennett Miller, eppure anche così ipnotica nel suo svolgersi meticoloso di impercettibili tagli al rasoio, con il regista che ha dalla sua la capacità di creare atmosfere perennemente sospese, galleggianti in una tangibile ansia che tutto sembra assorbire in questa tenuta in mezzo al nulla, il Foxcatcher che dà il titolo al film, luogo fantasmatico attraversato dagli ectoplasmi (i quadri, i vuoti silenziosi, la madre, i cavalli) di un dramma che prosegue per leggere iniezioni, fino a quella mortale degli ultimi minuti in cui il caos sembrerebbe risolversi nell'unica maniera possibile: affogando nel bianco più nebbioso.

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Film freddissimo che disegna triangoli psicologici da seguire con la scorrevolezza di uno storytelling attentissimo nel non svelare mai quanto più del dovuto, nel suo rimanere opera prevalentemente asciutta (di scosse, ma anche di lacrime, tranne quelle tenere e infantili di un Channing Tatum tanto grosso quanto bambino), che se da una parte lascia lo spettatore fuori dal cerchio empatico, dall'altra lo costringe a voler vedere sempre di più, in attesa di una bomba preannunciata che corre attraverso il volto di Steve Carell, guardacaso un comico circense, che però ha sempre avuto quella faccia sospesa tra perdita e malinconia anche nei film della Apatow Factory. Qui, nel suo primo ruolo totalmente drammatico, si arma della dura corazza di un pesantissimo make-up che lo rende irriconoscibile, risultando in chiariscuri che ne disegnano, da qualsiasi angolo, degli sguardi torbidi tra follia e inquietudine, meme e incisione fotografica.

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Sullo sfondo, l'ennesima lezione sulle viscere del male, da nessuna parte e ovunque, nei sobborghi e nei luogi più impensabili, tra chi non ha (più) nulla e chi invece potrebbe avere il mondo ai propri piedi. Foxcatcher, insomma, con tutti i suoi possibili limiti (tra cui quello di aver sprecato un talento come Mark Ruffalo), rimane un'opera evocativa capace di lasciar dentro un senso di nervosa asma, un turbamento che passa fra teste spaccate rabbiosamente contro gli specchi e allenamenti omoerotici carichi, inconsapevolmente, di trapasso. E negli occhi di uno Steve Carell ormai fisso a guardare il vuoto, scorgiamo la morte di un sogno e il rosso di una bandiera sporca di sangue.  

Trailer di Foxcatcher - Una storia americana

Voto della redazione: 

3

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