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Autore Alessandro Tavola :: 23 Ottobre 2015
Locandina di Game Therapy

Recensione di Game Therapy di Ryan Travis con Lorenzo Ostuni, Federico Clapis: tra youtuber e fantascienza datata, un guilty pleasure trash per pochi e nemmeno da buttare

Lorenzo Ostuni, Federico Clapis, Leonardo Decarli, Daniele Sodano, oppure Favij, Clapis, Decarli, Zoda: con i quattro youtuber a guidare il cast, Game Therapy già si preannunciava come prodotto difficilmente inquadrabile, quasi surreale, vista la poca trasversalità italica. E, per i più ottimisti, sembrava vagamente possibile che in un periodo di sorprese come questo potesse accadere qualcosa di buono. Invece occorre fare un passo indietro e tornare alla normalità: siamo davanti ad un grosso scult.

Poiché tale, elargire commenti negativi (se non facili insulti ed ironie) al film sarebbe del tutto disonesto, superfluo e borioso. Preferiamo spulciare tutto il guilty pleasure ritrovato nella visione ed appuntare le mancanze di quel che dallo scult si scosta per provare ad essere preso sul serio.

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La vicenda adolescenziale si snoda – per quel che può – in totale assenza di pretese, arraffando vecchie idee che appaiono quasi anacronistiche, soprattutto viste le età dei protagonisti e del loro pubblico di riferimento. Un “dibattito” vita reale vs. vita virtuale non ha ragione di esistere e non può essere, se presentato in modo così scabro, un riferimento drammatico. Ma le mitologie, per i più, sembrano essersi fermate al millennio scorso e tant’è.

In generale l’imbarazzo reversibile in risata ricorda quello che si prova davanti ai peggiori tentativi mocciani e paramocciani, soprattutto a livello “attoriale” e nella performance di Federico Clapis, che con inscalfibile accento lombardo risulta superiore a tutti e ricorda in ogni momento una versione genuinamente impacciata (e ovviamente fuori epoca) di Renato Pozzetto, sommata a quella timidezza goffa del Jerry Calà dei tempi d’oro. Senza di lui vagheremmo smarriti nel film e, in un mondo migliore, gli augureremmo una lunga carriera e una sfilza di film cucitigli su misura.

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Clapis salva ogni scena in cui compare, mentre il film gli scorre attorno con tutti i suoi difetti, le sue banalità e i suoi tentavi che, in realtà, non appaiono nemmeno troppo futili: con sorpresa le (non poche) scene d’azione ambientate nel virtuale sono girate con una decenza (e con un impiego di mezzi) che le rende godibili, la vicenda si fa seguire senza mai entrare in contraddizione (nonostante ai personaggi sembri non importare minimamente) e il finale è del tutto esente da buonismo accattone.

Game Therapy è film niente affatto da buttare, ma da collocare sul suo personalissimo piedistallo. Va visto cercando il ridicolo involontario (e se non lo fosse?), abbondante in diversi modi e misure in praticamente ogni scena, lasciando perdere qualsiasi altro approccio.

Trailer di Game Therapy

Voto della redazione: 

2

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