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Autore Fiaba Di Martino :: 29 Gennaio 2015
Locandina di Gemma Bovery

Recensione di Gemma Bovery di Anne Fontaine con Gemma Arterton: Commedia inconsistente che vorrebbe essere arguta riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, ma perde rapidamente interesse e muove i personaggi come burattini senza vita

In un tranquillo paesello della Normandia abita Martin, mite panettiere ed ex parigino che mal sopporta la provincia e si rifugia nella passione letteraria. L’ordinaria esistenza dell’uomo viene scossa dall’arrivo di due nuovi vicini di casa, sposini inglesi che di cognome fanno Bovery: è ovviamente la parte femminile ad affascinare Martin, la giovane, bella, annoiata Gemma, che ha tutte le carte in regola per portare in vita l’eroina letteraria del capolavoro di Flaubert.

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E così, sentendosi regista onnisciente e unico consapevole della piega che gli eventi prenderanno, Martin assiste (talvolta agendo per spingere la narrazione) all’incontro di lei con il biondo fanciullo Hervé (Niels Schneider, attore feticcio di Xavier Dolan) che ne diventa l’amante, con risapute conseguenze.

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Dopo il pessimo Two Mothers (e altre opere francamente inconsistenti come Coco avant Chanel), con questo Gemma Bovery Anne Fontaine conferma la scarsità d’interesse e la medietà tendente alla mediocrità del proprio occhio registico, per nulla potenziato dal di lei co-sceneggiatore, il solitamente all’altezza Pascal Bonitzer. Insieme producono un’operina che mostra il fianco dopo venti minuti, dichiarando il proprio assunto e seguendolo per tutto il film senza mai riuscire a renderlo pulsante, incisivo, graffiante, penetrante come il velleitario proposito sbandierato in voice off (l’arte come ''imitation of life'', ma anche come elevazione e inesorabilità).
Pur trattandosi di una commedia (aleatoriamente pungente), l’ispirazione e l’appello a Flaubert rendevano quantomeno legittimo aspettarsi qualcosa in più di un giochino programmatico che risulta lievissimo, scivola sulla superficie di accadimenti e personaggi rendendoli figurine di cartapesta, marionette scialbe (e non archetipi tragici) che si muovono in virtù di una funzione narrativa adagiata su se stessa, come se la profondità e l’attrattiva si generassero automaticamente in virtù della sua intenzione, dando per scontato con arroganza tutto il resto.
E perciò: la moglie di Martin è convenientemente polemica e antipatica, Martin è esclusivamente osservatore impotente, Gemma diventa programmaticamente quanto immotivatamente fedifraga, il marito Charlie è inesistente, e via elencando.

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Gemma Bovery si diverte (poco) senza divertire, fa venir voglia di rivedere l’ozioniano Nella casa (evocato dall’immaginazione creatrice) e il caustico Tamara Drewe (sempre tratto da un testo di Posy Simmons, sempre con protagonista la Arterton, qui più dimessa ma non meno sensuale e rubacuori). Ad eccezione di un piccolo sob-balzo nel finale, unico sommovimento (ove l’ingresso del wannabe narratore nella storia per affetto e non per calcolo è la beffa definitiva), e l'ammicco conclusivo all'impossibilità di salvarsi dai propri miti e ossessioni, il film rimane un inutile e inerte esercizio facile da dimenticare.

Trailer di Gemma Bovery
Clip di Gemma Bovery

Voto della redazione: 

2

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