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Autore Camilla Maccaferri :: 5 Novembre 2014
Locandina di Interstellar

Recensione di Interstellar di Christopher Nolan, con Matthew McConaughey. Troppi elementi irrisolti nel racconto e uno sgradevole disequilibrio tra umanesimo e scienza, per un risultato al di sotto delle attese

È innegabile che Christopher Nolan sia uno dei registi più interessanti e talentuosi in circolazione a oggi. È altrettanto innegabile che sia uno dei più discontinui, capace di toccare le vette di Memento, Inception e Il cavaliere oscuro e, contemporaneamente, deludere con risultati poco incisivi come Batman Begins e Il cavaliere oscuro – Il ritorno. Alla luce di queste considerazioni, l’attesa per il suo ritorno era enorme: con Interstellar avrebbe potuto raggiungere l’apice della sua carriera o fallire miseramente, tanto rischioso era il progetto. Seppur non completamente sbagliato, l’ultimo film del regista britannico si avvicina più alle stalle che alle stelle, paradossalmente, lasciando una pesante atmosfera di perplessità nello spettatore e un’impressione, sempre più forte man mano che passano i minuti dalla fine del film, di occasione mancata.

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Al netto di una confezione piuttosto valida (ma non avrebbe potuto essere altrimenti, considerato il budget), Interstellar presenta enormi problemi di scrittura, gettando tanta carne al fuoco che finisce per essere lasciata bruciare, una durata inutilmente titanica (168 minuti, che a tratti scorrono lentissimi, come se il film e il pubblico si muovessero in due dimensioni spazio-temporali diverse) e un’indecisione cronica sulla direzione da prendere che, alla lunga, snerva e stanca. A una prima (eccessivamente prolissa) parte di build-up dell’azione dove si lasciano intravedere grandi cose in serbo, segue un progressivo, inesorabile sfilacciamento delle parti, fino ad arrivare all’esplosione finale di ambizione incontrollata che decreta l’affossamento dell’operazione.

Se da una parte Nolan sembra voler indulgere micragnosamente su spiegazioni scientifiche dettagliate (il wormhole, i buchi neri, i varchi spazio-temporali), dall’altra è come se si stancasse presto e, davanti agli ostacoli più difficili da spiegare, optasse per la soluzione più facile: una bella ellisse e tanti saluti, con buona pace di chi attendeva scottanti rivelazioni. Le attenzioni del cineasta sono tutte per il registro patemico, per il rapporto padre-figlia al grido di omnia vincit amor, tanto insistito da risultare in più di un’occasione zuccheroso e retorico, mentre il tema apocalittico perde via via di centralità.

Dal punto di vista visivo, una sola intuizione vera (la rappresentazione dell’interno del buco nero) spicca su una serie di manierismi (l’autocitazione la fa da padrone, con un recupero del “mondo alla rovescia” da Inception quasi fastidioso) e di belle immaginette spaziali che non riescono a fugare l’impressione di compitino svolto con solerzia, senza nulla aggiungere alla rappresentazione, accurata ma fredda, del mondo visto dall’alto: da un visionario come Nolan, era lecito aspettarsi di più.

Sul cast, poco da dire: Matthew McConaughey fa quello che può, intrappolato nella sua tuta da astronauta pasticcione, ma di sicuro lo si è visto più in forma ultimamente. La Hathaway è spenta e incolore e la Chastain (comunque in scena per poco tempo) non riesce a slegarsi dalle pecche di scrittura del suo personaggio. Menzione speciale per il pessimo Matt Damon, protagonista di uno dei segmenti più inutili e ridondanti del film, con una scena di rissa interplanetaria che sfiora il ridicolo. Molto anziano (addirittura ultracentenario, a voler pignolare su una delle tante incongruenze del film) Michael Caine.

Oltremodo pompose e irritanti le musiche di Hans Zimmer, che puntano a stordire più che a emozionare. Completa l’opera uno scopiazzamento generale dalla tradizione sci-fi cinematografica, che avrebbe avuto ragion d’esistere se integrata con l’innesto di materiali e riflessioni inedite: invece, resta fine a se stessa.

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A Nolan si perdonano tante cose, ma quando la fa fuori dal vasino con sicumera e arroganza, come in questo caso, è giusto farlo notare, soprattutto perché rimane il rimpianto di quello che Interstellar avrebbe potuto essere e non sarà mai, se non, forse, in un’altra dimensione spazio-temporale.  

Trailer di Interstellar

Voto della redazione: 

2

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