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Autore Alessandro Tavola :: 2 Dicembre 2015
Locandina di Regression

Recensione di Regression di Alejandro Amenábar con Ethan Hawke, Emma Watson: un mistery fuori tempo massimo per il suo approccio, frettoloso nella risoluzione e mancante nella realizzazione, nonostante la buona idea alla base

Regression segna il ritorno alla regia di Alejandro Amenábar a sei anni di distanza da Agora: con un cast guidato da Ethan Hawke ed Emma Watson, un riapprodo a determinate tematiche che non riesce a raggiungere le opere della sua prima parte di carriera, privo del ritmo e della forma complessiva necessari ad un mistery di oggi.

Amenábar ritenta la strada del thriller, approcciandosi a una vicenda che non vuole essere unicamente di genere, ma aprirsi ad un respiro angoscioso, a una sorta di riflessione sul potere della parola e sulla debolezza umana, cercando di toccare corde d’empatia che vadano a tenersi tese anche nei momenti successivi alla visione.

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Perché a rimanere di Regression è il monito di fondo, mentre l’esperienza cinematografica non riesce a raccogliere e a racchiudere tutto ciò che potrebbe e, in parte, dovrebbe. In tempo di serialità Amenábar non riesce a trovare né il tempo né lo spazio per il suo percorso investigativo, per il suo senso di fondo, per le atmosfere e per le distorsioni mentali. Dove potrebbe esserci una corsa c’è un’attesa, dove potrebbe elevare avvenimenti ed interpretazioni, lascia scorrere come se avesse tutto il minutaggio che vuole, con lo sporco spinto in fondo agli ultimi minuti di pellicola e con twist e spiegone tanto compressi da risultare cattedratici e banalizzati: alle idee e ai momenti mancano i personaggi, la tempestività, l’attrattiva e, soprattutto, la capacità di suggerire una qualsiasi sorta di immanenza.

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In Regression, il regista spagnolo riprende un modello di scissione narrativa già ben sfruttato in Apri gli occhi e The others, in cui le realtà tangibile e mentale si dissolvono l’una sull’altra, questa volta non riuscendo a far effondere nessun incanto, angoscia, terrore, col risultato di svilire il senso di liberazione finale. L’indagine prosegue secondo schemi fin troppo rodati, i protagonisti non riescono a spezzare le proprie linee guida – complici le interpretazioni spaesate del cast principale – portando a un risultato col quale è facile comprendere ogni intento ma con cui è impossibile venire soddisfatti, se non facendo propria l’idea alla base del film, quella della labilità della memoria e della persona stessa.

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Trailer di Regression

Voto della redazione: 

2

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