Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 8 Ottobre 2015

La regista belga, madre del cinema di avanguardia femminista, è morta a Parigi il 5 ottobre

Chantal Akerman

Era arrivata a New York nel 1971, Chantal Akerman, con cinquanta dollari in tasca e l’intenzione di dare forma alla sua visionaria e personale idea di cinema.

Long take, temi di matrice femminista divennero le cifre stilistiche della regista nata a Bruxelles nel 1950 e morta a Parigi il 5 ottobre 2015. Una poetica unica, la sua, che la comunità dei cineasti ha imparato col tempo ad apprezzare. Per renderle omaggio ecco cinque lezioni che si possono trarre dalla sua illustre ma (troppo spesso) incompresa carriera.

1. A volte è l’intuizione, non l’intelletto che rende i film migliori
In molte occasioni Chantal Akerman trovava difficile spiegare il suo processo creativo. Si affidava, infatti, quasi sempre al suo intuito, raramente seguiva un sentiero predefinito preferendo la libertà di cambiare in itinere. Diceva che doveva semplicemente fidarsi di se stessa, perché non aveva nient’altro su cui contare.

2. Non si è mai troppo giovani per fare un film
Orson Wells girò Quarto potere all’età di venticinque anni. Allora bisogna anche considerare che quando girò il suo Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles, nel 1975, la Akerman di anni ne aveva ventiquattro. Un’opera rivoluzionaria, che sfidò le convenzioni tecniche e narrative e che riuscì a raccontare l’ansia e la depressione di una donna sopravvissuta ad Auschwitz.

3. L’inquadratura è uno specchio
Se consideriamo il cinema come l’arte del tempo e dello spazio non possiamo non considerare l’apporto della regista recentemente scomparsa. Non considerava le sue inquadrature come quadri da osservare, bensì come immagini riflesse nelle quali guardare per capire le nostre più intime battaglie. I suoi film ci aiutano a essere vulnerabili e a fronteggiare i nostri lati più scomodi.

4. Nessuno è nato per essere regista, siamo tutti nati per essere ispirati
La Akerman decise di diventare regista dopo aver visto, a quindici anni, Il bandito delle ore undici di Godard. Poco importa se si hanno 15, 22 o 99 anni: un sogno è un sogno e quindi è fatto per essere realizzato.

[Leggi anche: Lutto nel mondo del cinema: è morta Chantal Akerman]

5. L’indipendenza è fondamentale
Dopo aver studiato per un periodo in Belgio, la Akerman decise che il modo migliore per imparare a fare film era girarli, sporcarsi le mani sul campo. Rimase sempre estranea allo studio system e alle dinamiche di mercato, seppe mantenere intatta la sua indipendenza a tutti i costi, umana e professionale.

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