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Autore Silvia Ricciardi :: 12 Giugno 2015

Dedicarsi al proprio lavoro totalmente, quasi in modo compulsivo, è l'attitudine di molti registi. Ebbene, scopriamo tre degli autori più perfezionisti della storia del cinema!

Stanley Kubrick sul set di Shining

Molti filmmakers hanno l’abitudine di dedicarsi al proprio lavoro totalmente, quasi in modo compulsivo. Ebbene, scopriamo alcuni dei registi più perfezionisti della storia della Settima Arte, i quali si sono distinti sul set di alcuni loro lungometraggi per curiosi eccessi!

Innanzi tutto il maestro Stanley Kubrick. Che il regista di pellicole che hanno segnato il panorama del cinema contemporaneo come 2001: Odissea nello spazio, The Shining e Full Metal Jacket fosse una personalità piuttosto discussa e particolare, era già noto, ma i suoi più stretti collaboratori hanno asserito che Kubrick era solito prendere dettagliati appunti quasi fosse un’ossessione! Dopo la sua morte venne ritrovato nella sua abitazione una sorta di archivio ricco di annotazioni: non solo semplici appunti, ma anche approfondite ricerche. Per esempio, per il suo Eyes Wide Shut vennero ritrovate circa 30.000 immagini raffiguranti gli appartamenti di Londra!

In seconda posizione, ma è del tutto opinabile, vediamo bene il maestro del brivido, Sir Alfred Hitchcock. Fautore dei rigidi dettami del cinema classico, almeno per quel che riguarda la scrittura del film, Hitchcock spingeva i suoi attori affinché fossero perfetti sul set, generando la giusta suspense attraverso le loro mirabili interpretazioni. Una delle attrici che maggiormente risentì della volontà hitchcockiana di rasentare la perfezione espressiva fu Tippi Hedren che, sul set de Gli Uccelli, venne messa a dura prova dal regista! Il loro rapporto era basato sull'ambigua forza attrattiva/repulsiva che Hitchcock nutriva per l'attrice. Ma non era solo il rapporto con gli attori a fare di Hitch un dannato ossessivo. Infatti, poiché il regista aveva già in testa la scena che doveva girare, sottoponeva tutto il cast tecnico e artistico a una serie estenuante di ciak. Ma forse la summa della "follia perfezionista" hitchcockiana venne raggiunta in Nodo alla gola. Per questo film Hitchcock si inventò uno stratagemma per far sembrare il film un lungo piano sequenza. In realtà le bobine di pellicola duravano secondo la loro normale lunghezza, solo che nella scena tutti i dettagli erano disposti in modo che l'editing finale riuscisse a far apparire il film come una sola continua ripresa.

E tanto per non parlare solo di autori più classici, ecco un regista contemporaneo, che è anche il vincitore della scorsa edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ossia Roy Andersson. Il regista svedese, che è solito esprimersi attraverso film decisamente statici, come Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, vincitore del Leone d’Oro, non rincorre lo spirito del dinamismo e dei movimenti di camera tanto amati da altri registi suoi contemporanei, ma preferisce mostrare la sua realtà attraverso lunghe inquadrature che rasentano l’immobilità e allo stesso tempo la fascinazione del dipinto. Andersson compone ogni singola scena come fosse un pittore del Rinascimento, preferendo lavorare con attori non professionisti, capaci di regalargli performance che lui definisce autentiche. 

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