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Autore Pierre Hombrebueno :: 9 Giugno 2015

Secondo uno studio condotto dall'Università di San Diego, il 23% dei film americani presentati nei maggiori festival statunitensi (dal Sundance a Telluride) avrebbe un'impronta femminile. Il problema, però, rimane l'industria mainstream...

Ava DuVernay

Le donne registe e l'industria americana. Secondo il report annuale dell'Università di San Diego, nel corso dell'ultima stagione la categoria sarebbe stata rappresentata meglio dai Festival piuttosto che dal box-office 2014. Dei 250 film che hanno guadagnato di più nel botteghino durante l'annata, infatti, solamente il 7% è stato diretto da donne. La cifra triplica invece quando si considerano i maggiori eventi statunitensi (dal Sundance al SXSW, passando per Telluride e Palm Springs): qui il 23% dei film americani presentati porta delle impronte femminili. 

Spiega Martha Lauzen, che ha curato il report: “I risultati confermano quanto le donne che dirigono film siano molto più abbondanti di quanto i numeri dell'industria cinematografica mainstream intendano farci credere. I reclami riguardo il fatto che non esistano valide donne registe o che siano poche sono sfatati dai dati”. Questo, ovviamente, senza contare gli altri mestieri del panorama: il 33% dei produttori di pellicole andate ai festival sono donne, le produttrici esecutive occupano il 27%, le sceneggiatrici il 23 e le montatrici il 22. 

Certo però è che vien da pensare che la Lauzen sia fin troppo ottimista in proposito: il 23% rimane comunque un numero decisamente irrisorio, considerando che equivale a meno di un quarto del risultato totale. Il vero dramma poi, più che la mancanza di un numero elevato di donne cineaste, è in verità la disparità in fatto di remunerazioni: una causa, questa, per cui stanno combattendo da diversi anni attrici come Patricia Arquette, Meryl Streep e Gillian Anderson. Proprio l'ex protagonista di X-Files ha recentemente spiegato sulle pagine di Red Magazine come, all'inizio della propria carriera nella ormai mitica serie tv, lei percepisse un compenso di gran lunga inferiore rispetto il collega David Duchovny. Solamente dopo tre anni di proteste, la donna è poi riuscita ad avere il medesimo compenso. 

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E se persino delle attrici pluripremiate ricevono questo trattamento, immaginate un po' con le donne registe: quanto vengono pagate di meno Patty Jenkins o Catherine Hardwicke rispetto un uomo? Prima di iniziare a pensare di moltiplicarsi, dunque, forse converrebbe prima affrontare questo grande problema di disparità e sessismo. Nel senso: meglio poche ma ben pagate, piuttosto che tantissime ma sfruttate.

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