Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 8 Novembre 2015

La protagonista di "Uomini che odiano le donne" interpreterà la cantante morta a soli 27 anni e sarà diretta da Kirsten Sheridan

rapace winehouse

Amy Winehouse se n'è andata lasciando dietro di sé un alone di tristezza e arrendevolezza che la farà diventare un'icona, l'immagine di una ragazza fragile con la voce in cui esplodeva una rabbia soul. Ha avuto una vita breve, Amy, è entrata a far parte di quelle scintille che si sono spente bruciando velocemente le cui esistenze diventano facilmente storie anche per il cinema.

È di questi giorni la notizia di un nuovo film su di lei in cui il ruolo di protagonista sarà ricoperto dall'attrice svedese Noomi Rapace.

Dopo Amy, documentario della regista inglese di origini indiane Asif Kapadia, presentato al Festival di Cannes, in cui si esplorava l'intimità della giovane ragazza con gli occhi truccati di nero e un marcato accento londinese, ecco che arriva un biopic.

Viso magro, sguardo deciso e occhi scuri, Noomi Rapace ha spesso interpretato donne dal carattere controverso; il suo personaggio più celebre è stato quello di Lisbeth Salander nella trilogia iniziata con Uomini che odiano le donne del suo connazionale Niels Arden Oplev, ma l'abbiamo vista (e la ritroveremo nel sequel) anche in Prometheus di Ridley Scott.

Sceneggiatura e regia saranno opera di un'altra artista donna, l'irlandese Kirsten Sheridan figlia di Jim Sheridan, regista de Il mio piede sinistro, in cui interpreta la parte della sorella di Daniel Day-Lewis.

A produrre sarà la Subotica Films che già aveva creduto in un progetto legato alla musica, il documentario su Jimy Hendrix, Jimi: All Is by My Side.

[Leggi anche: Anche il fantasma di Amy Winehouse al Festival di Cannes 2015]

Ad essere ancora in via di definizione è la parte fondamentale del lungometraggio dedicato ad Amy Winehouse: i diritti per inserire le sue canzoni. La produttrice sta infatti cercando di ottenere dal padre della cantante le liberatorie per poter utilizzare il materiale originale. È quasi impossibile immaginare un film su Amy senza sentire le sfumature delle sue note, le emozioni che riusciva a trasmettere agli altri mentre cantava.

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