Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 8 Agosto 2014

Il film, scritto e diretto da Vittorio Moroni, esce nelle sale italiane a settembre e racconta la storia di un ragazzo di origini asiatiche alle prese con la scuola e la vita in cantiere. "Se chiudo gli occhi non sono più qui" è stato girato al Nord

Mark Manaloto

Uscirà nelle sale il prossimo 18 settembre il film di Vittorio Moroni Se chiudo gli occhi non sono più qui, prodotto da 50N e RaiCinema e distribuito da Mare Mosso in collaborazione con Lo Scrittoio. Del cast fanno parte Giorgio Colangeli, Giuseppe Fiorello, Mark Manaloto, Hazel Morillo e Vladimir Doda, impegnati a interpretare personaggi che rispecchiano molte delle delicate e discusse tematiche attuali, come l'abbandono scolastico, il complesso confronto tra le diverse culture, la seconda generazione di immigrati che è cresciuta italiana a tutti gli effetti, lo smarrimento della generazione di adolescenti di oggi tra perdita di punti di riferimento e assenza di ideali.

Il film verrà presentato lunedì 8 settembre alla Sala Volontè della Casa del Cinema di Roma. L'evento avrà inizio con la proiezione stampa seguita da photocall e conferenza, in seguito sarà lanciato anche un contest riguardante le scuole. In chiusura non mancheranno importanti interviste ai presenti: il regista Vittorio Moroni, gli attori Giuseppe Fiorello, Giorgio Colangeli, Mark Manaloto, Hazel Morillo e la distribuzione. Vittorio Moroni è anche autore di soggetto e sceneggiatura. Il film ha avuto una gestazione abbastanza lunga, infatti le riprese iniziarono quasi due anni fa, l'1 ottobre 2012, per protrarsi per otto settimane di riprese nello location di Firuli e Trentino.

Kiko è un ragazzo di origine asiatica - la madre è filippina - che vive in Friuli, ma la scuola non è l'unico impegno, perché il nuovo compagno della madre lo porta con sé nei cantieri edili a lavorare. L'adolescenza per Kiko è una sfida continua con gli schemi mentali dei coetanei e con i pregiudizi razziali che lo condizionano fortemente. L'unico barlume di speranza è rappresentato da un autobus abbandonato in una discarica, che diventa una specie di mondo in cui rifugiarsi che prende presto il nome di Saturno. Contemporaneamente un anziano amico del padre lo illumina in un percorso di conoscenza alternativo che aprirà la mente di Kiko in una maniera che lo aiuterà a raffrontarsi al mondo in modo nuovo e decisivo.

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