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Autore Giulia Marras :: 21 Ottobre 2014
Locandina di Doraemon

Recensione di Doraemon - Il film | Il trentacinquesimo film della fortunata serie animata riparte delle origini, raccontando la nascita dell'amicizia tra Doraemon e il bambino Nobita, in una parabola di sdrammatizzazione del fallimento

Nato nel 1969 dalle mani di  Fujiko F. Fujio, prima come manga e poco dopo come serie animata, Doraemon si è velocemente diffuso in tutto il mondo come vero e proprio brand per videogiochi, gadget, musical e film dedicati al buffo e saggio gattone blu.
Quest'ultimo Doraemon (Stand by me è il sottotitolo internazionale) è il trentacinquesimo lungometraggio del cartone, usciti a cadenza annuale dal 1980, ma il primo in CGI e in 3D. Posizionandosi perfettamente sulla scia dei revival e della tridimensionalizzazione delle animazioni popolari negli anni Ottanta (recentemente Le tartarughe ninja e L'ape maia), la trama del film riprende quella del primissimo anime, che svelava l'origine del personaggio: Doraemon arriva infatti dal futuro (il XXII secolo) insieme al pronipote di Nobita, il pigro bambino protagonista, per avvisarlo dei problemi che lui e la sua famiglia dovranno affrontare a causa della sua insicurezza e debolezza nei confronti delle difficoltà di tutti i giorni. A Doraemon sarà affidato il compito di condurlo sulla via della felicità, aiutandolo nell'impresa di conquistare il cuore dell'amata Shizuga e  la fiducia in sè stesso.

Non troppo lontano dal semplice stile grafico del disegno a mano, il CGI dona corpo e vitalità ai personaggi, senza eccedere nell'ostentazione della tecnica digitale. Sono le espressioni invece e le reazioni ad essere enfatizzate ed esasperate, come è tipico dell'approccio comico giapponese; ed è soprattutto la storia ad essere curata per una funzione educativa, più che di divertimento. Nobita a 11 anni sente già l'aspettativa dell'essere adulto e delle sue responsabilità, alle quali cerca di sfuggire il più possibile, fino a che il pronipote non gli presenta la realtà: “scusate se vi ho dato queste sofferenze” afferma sconsolato il bambino, già conscio delle sconfitte del futuro. Il piccolo protagonista appare esattamente come il figlio di una generazione schiava della competizione, particolarmente pressante nella società orientale non accettando alcun difetto o fallimento (“mamma mandami a studiare all'estero”).

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Diligenza e impegno sono le parole d'ordine, anche per il “coach” di vita Doraemon il quale tenterà in tutti i modi di raddrizzare Nobita e la sua pigrizia, vigliaccheria, timidezza e ingenuità, fino a che anche il gatto non si convincerà che sono i sentimenti, la gentilezza e l'amicizia a cambiare il destino di ognuno; e neanche i famosi chiuski  (la porta del teletrasporto, il pane memorizzante, il mantello dell'invisibilità) né l'inganno sono utili comela forza di volontà individuale. Interessante infine anche il confronto ecologicamente attento e ottimista tra la città del passato e quella del futuro, nella quale il verde e i parchi dominano la scena insieme ai tipici mezzi di trasporto futuristici. 

Doraemon – il film non è l'intrattenimento ideale per un adulto, ma certamente non deluderà i bimbi e gli appassionati del vecchio cartoon.

Trailer di Doraemon - Il film

Voto della redazione: 

3

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