Ritratto di Camilla Maccaferri
Autore Camilla Maccaferri :: 1 Settembre 2014
Belluscone

Recensione di Belluscone - Una storia siciliana di Franco Maresco. Un documento che gioca straordinariamente tra finzione e realtà per ritrarre impietosamente brutture e miserie di casa nostra, nella sezione Orizzonti di Venezia 71

Finalmente il cinema, quello vero, è sbarcato al Lido dopo giorni faticosi costellati di visioni tra l’insulso e il brutto, dentro e a margine della kermesse veneziana. C’è voluto l’intervento di Franco Maresco, uno dei più lucidi e stralunati autori di casa nostra, surrealista e geniale anche dopo il divorzio artistico dal compagno di sempre, Daniele Ciprì. Se quest’ultimo aveva portato dove “sunt leones” l’anno scorso una malvagia e riuscitissima storia di finzione (È stato il figlio), Maresco con Belluscone - Una storia siciliana insiste sul terreno del mockumentary che ha regalato a lui e al compare notorietà soprattutto televisiva con i sovversivi, crudelissimi sketch di Cinico Tv: ma il cineasta palermitano riesce addirittura ad andare oltre, intessendo un complicatissimo, divertente e al contempo sconvolgente, arazzo tra vero e fittizio.

In un mondo in cui la realtà spesso supera la fantasia più sfrenata, Franco Maresco decide di raccontare la storia d’amore tra Silvio Berlusconi e gli “amici” siciliani di Cosa Nostra, o almeno, parte da quest’idea per poi perdersi e ritrovarsi in una dimensione fantastica e crudele di subumanità e tragedia, ignoranza e raccapriccio, abiezione al limite del sublime, giocando con lo spettatore come fa il gatto col topo, senza mai permettere di capire quando ci si trova sul terreno della fiction e quando su quella del documentario.

Affidando la geniale cornice al critico Tatti Sanguineti che si mette sulle tracce di Maresco (scomparso, così ci fa credere, durante le riprese del suo documentario su Berlusconi e la mafia) il regista si lancia in un autoironico e spietato viaggio tra le sagre popolari palermitane, dove il mercato dei cantanti neomelodici viene interamente gestito da Ciccio Mira, un losco personaggio a metà tra rozzo mecenate e buon selvaggio dai risvolti luciferini. Mira e tutti gli agghiaccianti fenomeni da baraccone che compongono la sua scuderia sono reali, così come reale è la presenza di Marcello Dell’Utri, che inspiegabilmente si mette in gioco davanti alla telecamera, permettendo al regista di ritrarlo come il pericoloso reuccio che tutti conoscono.

Tra omertà, ignoranza più becera, “cultura” dell’antistato (siamo ancora in una realtà in cui la mafia è considerata la vera garante di welfare e lo stato un pericoloso nemico da sconfiggere), esilaranti momenti di puro trash (le esibizioni canore di Vittorio Ricciardi e compagni) Maresco spara i propri dardi avvelenati, parlando di Vittorio Mangano, di trattativa Stato-Mafia, di Stefano Bontade e di altri argomenti scomodi, confondendoli nel suo marasma sarcastico e riuscendo a essere, grazie alla sua mirabile costruzione, incredibilmente, incisivo pur non utilizzando mai apertamente un tono inquisitorio. Tra i frammenti di finzione, intelligentemente messa a servizio della realtà, l’intervento dei comici Ficarra e Picone. Sulle note di “Vorrei conoscere Berlusconi” Maresco e la sua cinepresa danzano, cercando di ripulire le torbide acque di una storia quotidiana, scendendo nei vicoli di una città che ancora vive e prolifera all’ombra di un oscuro potere. Una visione potente e necessaria, relegata alla sezione Orizzonti, ma tra le teste di serie di questa 71° edizione della Mostra. 

Trailer di Belluscone - Una storia siciliana

Voto della redazione: 

4

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