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Autore Giulia Marras :: 27 Aprile 2015
Locandina di Child 44 - Il bambino numero 44

Recensione di Child 44 - Il bambino numero 44 con Tom Hardy | Prodotto da Ridley Scott, il film di Daniel Espinosa non rinuncia all'action e perde dalle mani le ottime premesse. Incerto sulla direzione da intraprendere, rimane confuso e insoluto

"There is no murder in heaven, non ci sono omicidi in paradiso": parte da questo presupposto l'adattamento cinematografico del romanzo Child 44 di Tom Rob Smith, ispirato alla storia vera di un serial killer russo soprannominato il "Mostro di Rostov", accusato dell'assassinio di oltre 50 persone, soprattutto bambini, tra il 1978 e il 1990. Ambientando l'evento quasi trent'anni prima, nella Russia Sovietica di Stalin, libro e film ne approfittano per raccontare anche il clima della dittatura comunista attraverso l'Holomodor, il genocidio ucraino per fame, gli abusi dell'MGB, il Ministero per la Sicurezza dello Stato, la repressione dei traditori. Ma nonostante autore e regista siano entrambi di origine svedese, lo sguardo di Child 44 è prettamente occidentale, o peggio ancora per la Russia, americano fino al midollo.

Messo, infatti, al bando dal Ministero della Cultura russo - in un circolo vizioso in cui l'oscurantismo rappresentato nella finzione ritorna con inquietudine nella realtà - il terzo lungometraggio di Daniel Espinosa dipinge l'ex Unione Sovietica in tinte molte lontane dal paradiso, dove l'omicidio, "morbo esclusivamente capitalista" non può essere compiuto; si tratta piuttosto dell'inferno, dove vigono il caos, la fame, la tortura, la censura: come conseguenza di tutto ciò, la perdita dell'identità.

In questo senso, i due protagonisti, l'agente segreto dell'MGB Leo (Tom Hardy) e la moglie dissidente Raisa (Noomi Rapace), messi di fronte all'autorità militare sovietica per la prima volta, rinnegano il proprio nome e se ne inventano un altro, accettando la nuova vita all'interno dell'ordine sociale e politico più forte. Tra chi perde il proprio nome e chi perde il senno, come l'agente Vasil o il killer Malevich, nessuno sembra rispondere funzionalmente ai ruoli assegnati: Leo è un orfano divenuto casualmente un eroe di guerra nella conquista del Reichstag dall'Armata Rossa nel 1945 (in una scena che rievoca da vicino Flags of our fathers nel momento dello scatto della storica fotografia) il quale si sdoppia in vittima e carnefice, impacciato e violento, uno soltanto tra i Mostri esiliati per il Paese; Raisa si rivela una moglie inadeguata, stretta nella sua posizione tipicamente passiva, che fortunatamente riuscirà a tramutare in attiva. Child 44 - Il bambino numero 44 è in ultimo la storia di un matrimonio e del cammino compiuto dai protagonisti nell'acquisire fiducia l'uno nell'altro.

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Ed è questo il suo pregio e insieme anche il suo grande difetto. Perché il filo narrativo principale, il mistero del bambino numero 44, si perde in movimenti centrifughi che distolgono interesse e attenzione, anche dalle stesse sotto-trame periferiche che mettono in moto l'azione. Dopo un'ora spedita e in linea sui binari del thriller a sfondo politico, si deraglia completamente, precipitando nella noia e nell'insofferenza per tutto il coro dei personaggi orchestrati. Forse a causa di una regia inutilmente frenetica, forse a causa di una risoluzione precipitata e arrangiata "solo" dopo due ore dall'inizio; o probabilmente anche per il fastidioso accento russo adottato forzatamente dall'americano. Rimangono notevoli, ma sprecate, le performance di Hardy e Rapace, confermando la loro perfetta intesa, tra disadattati, già vista in The Drop - Chi è senza colpa; Oldman e Cassel risultano quasi non pervenuti.

Trailer di Child 44 - Il bambino numero 44

Voto della redazione: 

2

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