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Autore Alessandro Tavola :: 8 Gennaio 2015
Locandina di Come ammazzare il capo 2

Recensione di Come ammazzare il capo 2 di Sean Anders con Jason Bateman, Chris Pine, Christoph Waltz: un riuscito sequel del film del 2011, non esente da difetti tipici ma non senza un'adeguata dose di novità

Jason Bateman, Jason Sudeikis, Charlie Day tornano in Come ammazzare il capo 2, degno proseguimento del primo film, tra i deficit tipici dei sequel e una manciata di piccole sorprese.

Questa volta alla regia troviamo lo sceneggiatore del precedente episodio Sean Anders (quest’anno già visto, purtroppo, tra gli ideatori di Scemo & + scemo 2) e un pugno di novità essenziali.

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Difatti i filmmaker sono riusciti a non cadere nella trappola in stile Una notte da leoni, che avrebbe portato ad una semplice fotocopia, raggiungendo un plot che non fosse una variazione sul tema “omicidio disorganizzato”, ma un passo avanti, in cui a rimanere è la disorganizzazione ma con l’assassinio sostituito dal rapimento.

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Se ciò comporta automaticamente uno smorzamento dei toni e una virata verso differenti ironie, il risultato non è più leggero come si potrebbe presumere. Difatti, se viene a mancare un certo cinismo che caratterizzava il film del 2011, è la pesantezza delle idiosincrasie dei tre protagonisti a guidare ogni momento comico (riuscito o meno che sia): un calo di brillantezza è fisiologico, e si fa talvolta eccessivo il loro sbraitare, mentre viene a mancare un equilibrio tra la pura e semplice volgarità e le tematiche trattate.

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Il trio si ritrova così amplificato ma non evoluto, basato su ciò che precedentemente ne aveva fatto la fortuna, così come la ninfomane Jennifer Aniston, Jamie Foxx e Kevin Spacey. La ricerca di novità e di un certo rinnovamento dei tipi umani si ritrovano invece nei comprimari aggiunti: un sempre sopra le righe Christoph Waltz (la cui presenza purtroppo è limitata ad una manciata di scene) e, soprattutto, Chris Pine, capace di dare una prova attoriale e schizofrenica al di sopra di ogni altro interprete, con l’unico personaggio in grado di non essere mai succube degli eventi.

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Sean Anders confeziona una commedia molto più sconclusionata rispetto alla pellicola originale, ma adeguata sotto il piano della risata, dando ai nuovi personaggi l’onere di dipingere questa o quella sfumatura della satira sociale di fondo che, fortunatamente, non è andata perduta.

Trailer di Come ammazzare il capo 2

Voto della redazione: 

3

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