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Autore Fiaba Di Martino :: 30 Ottobre 2014
Locandina di Confusi e felici

Recensione di Confusi e felici di Massimiliano Bruno: Maschere sconfortanti, comicità impietosa e stupida in una commedia oltre lo sconfortante

Mettiamola così: potete risparmiarvi di leggere questa recensione e fare direttamente un copincolla mentale di quanto detto nello sconfortante bilancio di Fratelli unici: vero, sono due film diversi ma la radice è (purtroppo) sempre quella. Se poi vogliamo andare nel dettaglio, allora via: partendo con l'enunciazione del soggetto e del conflitto sbattendoli in uno svogliato primissimo piano, Confusi e felici di Massimiliano Bruno si lava le mani da qualsiasi faticosa presentazione ulteriore e snocciola nei pochi minuti seguenti una carrellata di maschere volutamente stereotipate ma involontariamente sconfortanti. La storia è quella di uno psicanalista, con in cura un branco di molesti pazienti, il quale scopre di avere la tipica malattia incurabile che lo condurrà in pochi mesi alla cecità: ovviamente si deprime, lascia il lavoro, ma altrettanto prevedibilmente i cinque svitati (l’isterico, il pusher, la ninfomane, il marito con disfunzione erettile e la moglie irruente), con in più la di lui bella segretaria, non si danno per vinti e decidono di fare di tutto per restituirgli la joie de vivre.

[Leggi anche: Recensione di Fratelli unici | Un’altra stupida commediaccia italiana]

Al solito, abbiamo una prepotente colonna sonora che c’imbocca le emozioni, un paio di commedianti fuoriclasse – escluso Bisio, insostenibilmente ingessato – sprecati, a partire da un Giallini impeccabile ma rinchiuso nel suo ormai perenne carattere, fino al trio di Boris (Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti e Bruno stesso) tristemente lontano dai fasti cinici e accurati della suddetta serie tv italiana, mosca bianca nel mare di p(i)attume filmico e non, che mensilmente scaraventa a riva monnezza già ampiamente ingurgitata e assimilata dal pubblico, da espellere e di nuovo riassorbire.

Un film penoso, che sbrigativamente assembla per accumulo ed elencazione meccanica la cultura di cui fornirsi prima della fine (Calvino, Fellini, e pure Saramago citato giusto perché "ci stava bene"). Una comicità di stupidità impietosa, disarmante, giocata sullo svilimento basso e facile di categoria (grassoni, secchione con l'apparecchio, e neri, ebbene sì, praticamente del ghetto); “zoccola" usato come intercalare, la gravidanza che redime il manigoldo, formule logore di una commedia-disco rotto che sentirlo una volta bastava e avanzava, di una ripetitività impotente, di una inettitudine senza speranza. Confusi e felici (persino il titolo è, come si dice, random, casuale) tratta il pubblico come una manica di ritardati che ha bisogno di un altoparlante nelle orecchie e di un evidenziatore visivo fosforescente per seguire una narrazione blandissima, e tratta i “problemi “ (tra una sfilza di virgolette) dei “personaggi” (idem) come fossero risolvibili tra una battuta ammiccante e uno sberleffo buttato in mezzo a una mischia di ridondanti retoriche. Insultante, rozza, brutta, brutta, brutta. Basta, per pietà.

Trailer di Confusi e felici

Voto della redazione: 

1

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