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Autore Fiaba Di Martino :: 6 Aprile 2015

Recensione di Humandroid di Neill Blomkamp: Un guilty pleasure tenero e spaccone, con protagonista un baby robot timoroso perseguitato dal cattivone Hugh Jackman

Pare un pesce d’Aprile a scoppio ritardato, Humandroid, blockbuster quasi caricaturale con la pelle di un film Disney, mixato a un anime kawaii e a un videogioco tamarro.
Uno scherzo, perché alla regia di questo scatenato guilty pleasure, tenero e spaccone, pasticciato e contaminato, c’è nientemeno che Neill Blomkamp, precedentemente autore di due pellicole sci-fi fortemente impegnate, il folgorante District 9 e il flop Elysium. Un cineasta solido e grave, da cui ci si aspetterebbe tutto meno che un divertissement che frulla l’action con la parodia, la distopia con una stilizzazione di caratteri che mette insieme un nerd occhialuto (il Dev Patel di The Millionaire), una banda di gangsta da strapazzo (che si compone di isterico boss tatuato, braccio destro amichevole e cinguettante asiatica fluorescente), un villain guerrafondaio (il corrucciatissimo Hugh Jackman!), Sigourney Weaver e soprattutto un baby robot con il cervello – si fa per dire – di un bambino di cinque anni. Il nerd, che l’ha forgiato, vuole educarlo a base di libri e pittura, il delinquentello intende servirsene per fare il colpo della vita e liberarsi dei pesanti debiti, il cattivone intende distruggere lui e tutti i suoi “fratelli”, i quali, al contrario del piccolo Chappie, sono semplicemente programmati per sostituirsi alla polizia.

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L’androide da rottamare diventa così l’unica speranza di salvezza dei suoi amici umani, ma essendo un cucciolo alle prime armi, quasi un Frankenstein d’acciao, deve prima conoscere il mondo degli uomini, le loro bugie, la loro bellezza e la loro crudeltà, e alla fine fare i conti, faccia a faccia con il suo creatore (!) persino con la propria mortalità.

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Ma non fatevi ingannare: non soltanto evita in tutti i modi possibili di prendersi sul serio, ma la terza pellicola di Blomkamp (peraltro tratta da un suo corto, Tetra Vaal, del 2004) addirittura fa il passo (anzi, il salto) più lungo della gamba e verso il finale innesta un picco di fanta-fantascienza che lo eleva ad arditissimo nonsense, esagerato quanto il mega androide di Jackman, ma infine adorabile quanto gli sgangherati outsider che racconta divertendo e divertendosi.

Trailer di Humandroid

Voto della redazione: 

3

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