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Autore Davide Stanzione :: 20 Ottobre 2014
Locandina de Il sale della terra

Recensione di Il sale della terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado | Un viaggio dell'arte del formidabile fotografo brasiliano condotto dall'occhio sempre vigile e sfaccettato di Wim Wenders

C’è un umanità incommensurabile, ne Il sale della terra, film che Wim Wenders ha co-diretto con Juliano Ribeiro Salgado, figlio del grande fotografo Sebastiao. La si respira nelle foto dell’artista, ostinato come pochi altri suoi colleghi nel setacciare gli angoli del globo alla ricerca di uno scatto da immortalare, ma anche nel modo in cui il regista tedesco svela al mondo le creazioni dell'amico e mentore, che egli ama e venera diligentemente e col massimo scrupolo, quello dell’intellettuale innamorato ma anche del fanciullo disposto a rinnovare puntualmente il suo stupore e la sua commozione. Tanto da rendere le fotografie di Salgado la materia viva di un documentario che le ripercorre in sequenza, cronologica ma anche tematica, procedendo secondo la rigida scansione delle opere dell’autore brasiliano così come esse si sono succedute di anno in anno.

Ne è venuta fuori un’opera preziosissima capace di riflettere a più strati di profondità sul rapporto tra filmare ed essere filmati (Wenders riprende Salgado che a sua volta punta l’obiettivo su di lui, in un continuo gioco di rimpalli: “Guarda, Wim, che bella foto ti ho fatto!”), tra il vedere e l’essere visti, arrivando addirittura a sconfessare il luogo comune secondo cui chi è fotografato dovrebbe rivestire un ruolo passivo e chi tiene a portata di mano l’obiettivo è invece indotto a divorare la sua preda. Salgado infatti si ritrae intimidito, emozionato a stupefatto dinanzi alle zanne di alcuni leoni marini ed è fermamente convinto che chi viene fotografato consegna un pezzetto della sua anima, lasciandola appesa a una sorta di retino immaginario e affermando così la sua stessa identità. Compiendo dunque un gesto attivo, perfino risoluto, sia esso una civetteria o una richiesta d’aiuto.

[Leggi anche: Wenders racconta Salgado ne Il sale della terra]

Non sono pochi i film di Wenders in cui sono presenti dei fotografi (Alice nelle città, L’amico americano, Paris, Texas). Ma significativi e alquanto emblematici sono anche i titoli dei lavori di Wenders da fotografo: Picture from the Surface of the Earth e Places, Strange and Quiet, parole che, proprio come le foto di Salgado, vorrebbero abbracciare un’intera cosmologia e approdare infine alla pace universale, della natura e dei popoli (Inventing Peace è un volume dello stesso Wenders), tradendo un interesse enorme tanto per le persone tanto per le zone più rimosse e dimenticate del creato, delle quali Salgado, fotografo sociale molto prima che paesaggistico, non risparmia nemmeno certi scatti in grado di ammutolire e disgustare. Il sale della terra, con illuminante vocazione filosofica per l’immagine, ci parla di fotografia come meglio non si potrebbe, mostrando, quasi alla maniera di Roland Barthes nel bellissimo libro La camera chiara, il sentimento connesso tanto al fotografare quanto all’essere fotografati. 

Trailer di Il sale della terra

Voto della redazione: 

4

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