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Autore Alessandro Tavola :: 9 Luglio 2015
Locandina di Terminator Genisys

Recensione di Terminator Genisys di Alan Taylor con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke e Jai Courtney: un netto miglioramento rispetto ai sequel precedenti, riesce a tenere in vita la serie e a ricreare un collegamento con i film di James Cameron

Terminator Genisys, quinta installazione del franchise, con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke e Jai Courtney riesce nei suoi scopi più basilari, ritornando agli eventi originari.

I film di James Cameron rimangono inavvicinabili praticamente sotto tutti i punti di vista, ma questa volta il risultato è assaporabile diversamente rispetto agli ultimi film: non si tratta di un seguito alla buona come Le macchine ribelli, nemmeno di un semplice sfruttamento del marchio come Salvation.

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Genisys non è nemmeno un sequel nel senso più stretto del termine, perché gli eventi del 1984 vengono da subito cancellati da una nuova linea temporale che nasce ben prima. Ed è proprio il primo detour temporale, in cui gli avvenimenti del film originale vengono “sostituiti”, ad accendere l’interesse: il regista Alan Taylor ricrea quasi pedissequamente le atmosfere del film di Cameron con tanto di Schwarzenegger giovane e la voglia di rimanervi è molta, perché qui tutto funziona ed è teso senza bisogno di esagerazioni effettistiche.

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Citando il nuovo T-800 riguardo se stesso: «Sono vecchio, non obsoleto». Difatti è in questa parte (purtroppo solo) introduttiva che Terminator Genisys dà il meglio. Rimanendo in questo contesto (anche stilistico) ci saremmo trovati davanti ad un tipo di soddisfazione del tutto legata all’elemento revival, ma sarebbe stata comunque – anche se in modo differente e visivamente più affascinante – una sconfitta. La quasi inevitabile caduta spetta invece, come da copione (in tutti i sensi), agli elementi propri del cinema di oggi. 

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Basta infatti un attimo per ritrovarsi con il cyborg che blatera di specifiche tecniche di viaggi nel tempo e subito dopo in un 2017 che sposta le dinamiche narrative tarandole sul blockbuster odierno: se gli Anni Ottanta sono cupi e buoni per scontri di solitudini (Sarah, Kyle, il T-800), i nuovi Anni Dieci sono per la limpidezza da spot di smartphone e per le dinamiche di gruppo: il Terminator di Schwarzenegger ha ora la battuta fin troppo facile e sembra una spalla comica, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, e proprio il villain principale segue la stessa filosofia spiccia dell’Ultron dell’ultimo Avengers. Il tutto con un’ovvia cura degli effetti speciali e un apparato generale che Alan Taylor riesce a gestire nella miglior maniera possibile (compreso il miscasting dei protagonisti), con un risultato finale proporzionalmente godibile, collocabile nelle parti migliori dello standard attuale dei franchise PG-13 a differenza del suo precedente lavoro Thor: The Dark World.

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Forse l’unico vero pregio di Terminator Genisys è quello di farsi sentire veramente connesso con i film di Cameron, pur rimanendo un mero blockbuster in cui è forte il sentore che la necessità dei realizzatori sia quella di avere un prodotto poco offensivo, che faccia bene quel poco che si propone di fare e che porti avanti la baracca del marchio. Ci si può accontentare, e preferiamo farlo, ma solo tenendo conto che gli ultimi due film della saga non riuscivano a fare nessuna di queste cose.

Trailer di Terminator Genisys

Voto della redazione: 

3

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