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Autore Erika Favaro :: 9 Aprile 2016

È una delle etichette più liquide e difficili da descrivere, ma la postmodernità ha cambiato il modo di raccontare le storie anche al cinema

Natural Born Killers

Cercare di descrivere il “Postmoderno” è un po’ come cercare di descrivere Dio. Ognuno ha la propria definizione, molti aspetti sono in comune e molte persone si lamentano dell’uso improprio del concetto.

Al cinema però si riescono ad individuare delle caratteristiche che mostrano come la postmodernità (quel periodo che più o meno va dagli anni ottanta al 2001) abbia cambiato il nostro modo di raccontare le cose, di rapportarci con i generi e con la nostra Storia. Ecco alcuni titoli imperdibili che oltre ad essere film possono anche essere visti come dei veri e propri trattati di sociologia:

Natural Born Killers
Per capire l’impatto che il film ebbe sull’immaginario cinematografico di metà anni novanta basta leggere un articolo che Alessandro Baricco scrisse per La Repubblica. Quegli otto minuti di Natural Born Killers si chiamava e sottolineava come Oliver Stone sia riuscito a portarci nel bel mezzo di una storia di violenza e influenza dei media in soli pochi minuti. I film prima iniziavano piano, permettevano allo spettatore di ambientarsi; oggi si vuole tutto e subito.

Pulp Fiction
Si può vedere il film di Tarantino come un divertissement cinefilo o si può scegliere di leggerlo come una riflessione sullo statuto del personaggio e del narratore. Ricordate cosa dice Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) prima di entrare nell’appartamento per recuperare la valigetta? “Forza, entriamo nei  personaggi”.  E dov’è Vincent Vega ogni volta che succede qualcosa? Al bagno.

Boyhood
Boyhood è sperimentazione, è un film la cui lavorazione è durata dodici anni in cui Richard Linklater racconta magnificamente la figura del Padre (interpretato da un impeccabile Ethan Hawke), simbolo che è stato profondamente messo in crisi negli ultimi decenni. La cosa sorprendente di questo film è che riesce a mantenere viva l’attenzione pur non raccontando nulla, pur mostrando la normalità della vita.

Funny Games
Ci riferiamo al primo tentativo del 1997 (esiste anche un remake del 2012), a uno dei capolavori di Michael Haneke in cui si racconta di una famiglia presa in ostaggio da due sconosciuti che propongono loro un gioco al massacro. Gli aspetti più originali e meglio riusciti del film sono il rapporto fra realtà e finzione e il modo in cui i personaggi si rivolgono direttamente agli  spettatori che restano alienati e terrorizzati. 

[Leggi anche: Video: "Per un pugno di dollari" e "La sfida del samurai" a confronto]

Drive
Il nostro eroe anonimo interpretato da Ryan Gosling non è un solo personaggio, è una figura complessa che racchiude diverse vite e personalità, dallo stuntman all’autista durante le rapine. Ognuno di noi è anche quello che la società vede in lui e Drive riflette proprio su questo.

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