Ritratto di Simone Soranna
Autore Simone Soranna :: 21 Maggio 2015

Presentato in concorso, l’ultimo attesissimo film di Hou Hsiao-hsien è un progetto incantevole e ipnotico, dotato di una grande cifra stilistica che potrebbe valergli ottimi riconoscimenti

The assassin

Sono passati ormai sette anni dal suo (pen)ultimo Le Voyage du Ballon Rouge. Sette anni in cui Hou Hsiao-hsien si è dedicato a The Assassin, film che rientra nel genere wuxia portandolo agli estremi e provando a rivoluzionarlo. Avvalendosi di una storia quasi nulla e comunque poco curata, il regista decide di giocare tutte le sue carte sull’impianto visivo vincendo notevolmente la sfida. La pellicola, infatti, è una parata di colori e movimenti sinuosi, costumi sontuosi e scenari incantevoli. Il tutto ricercato non solo per scopi puramente estetici, ma soprattutto per trasportare lo spettatore in un mondo parallelo magico ma dai forti richiami contemporanei.

Hsiao-hsien inoltre lavora per sottrazione e proprio là dove avrebbe dovuto calcare la mano (combattimenti coreografici eccetera) sembra tirarsi indietro per ricercare una staticità nuova per il genere e una dimensione più contemplativa. La macchina da presa è in costante movimento (strepitose le scelte di lasciarla scorrere dietro a delle tende (in)visibili) ma il dinamismo viene sorprendentemente contro bilanciato da una staticità d’azione spiazzante e repentina.

Certo, The Assassin è un film impegnativo e sicuramente ostile nei confronti dello spettatore. La sua visione va sopportata con pazienza e forza d’animo: il lungometraggio procede a rilento con lunghe parentesi silenziose. Inoltre, probabilmente una maggiore attenzione contenutistica sul piano umano non avrebbe guastato. Ad ogni modo è impossibile non ammirarne il coraggio e la perizia tecnica, sperando che anche la giuria se ne accorga.

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