Ritratto di Simone Soranna
Autore Simone Soranna :: 17 Maggio 2015

Presentato fuori concorso, l’ultimo lavoro di Woody Allen, "Irrational Man", viene accolto con applausi qui sulla Croisette, ma il merito è soprattutto dell’istrionismo di Phoenix e della bellezza di Emma Stone

Irrational Man

La vita miserabile, l’irrazionalità dell’esistenza, la forza assoluta del caso, l’inutilità dell’amore, il bisogno quotidiano di drink alcoolici. Potremmo continuare all’infinito ad elencare i temi caldi della cinematografia del cineasta statunitense. Tutte carte presenti ed evidenti anche in questo suo ultimo lavoro, che narra le assurde vicende nate dalla relazione tra un professore di filosofia decisamente depresso e demotivato (uno straordinario Joaquin Phoenix) e una sua giovane e affascinante studentessa (Emma Stone). Allen porta avanti la narrazione con il suo canonico stile e l’ironia che da sempre lo caratterizza (sicuramente riuscite le frecciatine lanciate ai danni della filosofia e dei suoi maestri) eppure il film nel complesso risente di un andamento piatto e ripetitivo, non tanto rispetto alla pellicola in questione, quanto alla carriera del suo ideatore.

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Senza rischiare o aggiungere nulla di nuovo a quanto già ampiamente sviluppato nel corso degli anni, Allen confeziona un film leggero e a tratti gradevole che però non riesce ad avvalersi del giusto mordente e non decolla mai quanto dovrebbe. In realtà il lavoro, nella parte centrale, lancia uno spunto meno consolidato degli altri, ma presentandolo in maniera elementare e ingenua, non approfondendolo con la dovuta cura e sciogliendolo con fare troppo frettoloso. Phoenix, come sempre, si dimostra in gran forma, e ciò non può che giovare al progetto anche perché non si riduce all’ennesima macchietta imitatrice del fare alleniano. In sintesi dunque si tratta di un’opera piuttosto innocua e ben lontana dai livelli più alti della carriera del regista, che potrebbe trovare il consenso dei neofiti così come il dissenso dei più fedeli.

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