Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 27 Febbraio 2015

Dopo più di 30 anni dall'uscita nelle sale, ritorna sul grande schermo del cinema un classico della commedia italiana degli anni Ottanta: a Roberto Benigni e Massimo Troisi non restava che piangere tra Medioevo, Savonarola e Cristoforo Colombo

Benigni e Troisi

Per tre giorni solamente, dal 2 al 4 marzo, Non ci resta che piangere, a trent'anni dalla prima uscita, torna in sala in una versione restaurata e rimasterizzata, grazie a Mediaset, Roberto Benigni, Film&Video e Lucky Red, che distribuirà il film nelle sale cinematografiche. Era il 21 dicembre 1984 quando il film scritto, diretto e interpretato in coppia da Roberto Benigni e Massimo Troisi, entrambi poco più che trentenni, uscì nelle sale italiane.

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Il film rimane un esempio di quella politica di piccoli autori della commedia di quel periodo, qui in una rara occasione al lavoro al copione e alla regia dello stesso film; il film lanciò poi Troisi come protagonista del mondo cinematografico e televisivo e proiettò Benigni ancora di più verso le altezze di fama che avrebbe raggiunto in seguito anche grazie alle chiamate dagli Stati Uniti. 

Di ispirazione petrarchesca, il film esplora contesti storici medioevali attraverso una narrazione che si ispira alla letteratura del 1300, tra peregrinazione, incontri accidentali, incidenti e soluzioni, dando l'impressione di trovarsi di fronte a una sceneggiatura di Giovanni Boccaccio. L'unione dei due retroterra degli attori e autori, fiorentino e campano, è la carta vincente per la riuscita della pellicola, particolarmente ispirata e apprezzata in Italia e anche ritenuta la più colta tra tutte le produzioni dei due a livello nostrano.

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Il film esiste in due versioni, una tagliata e una integrale di ben 145 minuti, rispettivamente quella uscita nelle sale e quella trasmessa in televisione. Nel 2006 in DVD è uscita un'ulteriore versione che aggiunge materiale inedito, mai proiettato prima, che allunga ulteriormente la durata.

Benigni ha ricordato con grande affetto Troisi e ricorda il successo del film all'epoca: "Abbiamo lavorato a lungo, mesi e mesi, sulla sceneggiatura, abbiamo rigirato tutte le scene, quante volte. Appena poi il film è uscito, improvvisamente, per strada, sono diventati proverbiali una quindicina di modi di dire del film, inaspettati. Ci arrivavano lettere come quella a Savonarola! Pensare che fu completamente improvvisata. Sono quelle scintille divine, diciamo così, di gioia".

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