Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 6 Dicembre 2014

L'opera prima di Emanuele Pecoraro si guadagna uno spazio importante nella cornice di Assisi. "Solitudini pericolose" è la storia di una ragazza bulimica che crede di aver trovato la svolta con un incontro in chat: la realtà non è quello che sembra

Elisabetta Rocchetti in "Solitudini pericolose"

Solitudini pericolose, il cortometraggio-opera prima di Emanuele Pecoraro, con la produzione di Pierfrancesco Campanella, interpretato da Elisabetta Rocchetti e Antonio De Matteo, è stato selezionato per la trentatreesima edizione della Rassegna di Assisi “Primo piano sull’Autore” (dedicata quest’anno alla filmografia di Giuseppe Tornatore), nella speciale sezione “Dove va il cinema italiano? Oltre la commedia, le nuove proposte”. 

Per lo stesso lavoro, un horror sul fenomeno del femminicidio, il neo-regista ha appena ricevuto la Medaglia d’Argento, tra le giovani promesse, nell’ambito della manifestazione “Una Vita per il Cinema”. Inoltre il prossimo 9 dicembre, a Roma, in Campidoglio, gli verrà consegnata la targa “Oscar dei Giovani”, come autore-rivelazione, nell’evento istituzionale “Premio Personalità Europea 2014”.

Nella trama, che si ispira a un reale fatto di cronaca avvenuto nella Capitale, Antonella è una giovane donna bulimica, alla ricerca di un amore coinvolgente, che possa farla guarire dalla irrefrenabile smania di cibo. L’incontro con Ivan, un affascinante uomo conosciuto in chat, sembra poterle restituire la serenità. Ma gli approcci tramite Internet qualche volta possono nascondere delle insidie. E così Ivan rivelerà la sua inquietante personalità, coinvolgendo Antonella in giochi trasgressivi, senza freni. Con un drammatico epilogo cui faranno seguito dei colpi di scena ancora più sconcertanti.

[Leggi anche: Film sulla solitudine. Disagio psicologico e alienazione al cinema]

La storia è una piccola metafora sulla difficoltà nei rapporti umani al giorno d’oggi, dove l’uso improprio di sms, mail e social network impoverisce la comunicazione “reale” tra individui, rendendoli tutti un po’ alienati e inariditi. Con un accumulo di frustrazioni che può dare la stura a incontrollate forme di aggressività. 

La schiavitù da social con conseguente perdita del contatto con la realtà è all'origine di tante patologie psicologiche pericolose, favorite dall'incredibile disponibilità di strumenti presenti in rete: alla chat di quindici anni fa si è aggiunta la webcam, con possibilità di condividere file di vario tipo.

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