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Autore Rita Andreetti :: 21 Febbraio 2016

Isao Takahata, co-fondatore di Studio Ghibli, rifiuta l’invito della Academy of Motion Picture Arts and Sciences a diventare membro, mentre funge da direttore artistico per una co-produzione con l’Europa

Meno acclamato di Hayao Miyazaki, padre di Ghibli per antonomasia, il regista e animatore Isao Takahata ha fatto ultimamente parlare di sé a seguito di un rifiuto rifilato agli Academy Awards.

Nel 2015 ha ricevuto una nomination come Miglior Film d’Animazione con il suo La storia della Principessa Splendente, uscito nelle sale italiane a novembre 2014. La fiaba, basata su di un antico racconto popolare cinese, narra la breve vita della Principessa Splendente, una bambina di origini soprannaturali che viene adottata da una modesta famiglia di tagliatori di bambù. Nel tentativo di assicurarle il meglio, il padre la allontana dalla vita semplice del villaggio per costruirle un futuro da Principessa, nel quale però lei rimpiangerà per sempre proprio la genuinità della vita di paese.

La storia della Principessa Splendente ha segnato un importante ritorno per Takahata, che malgrado la continuità nei temi, spezza a livello visuale con lo Studio Ghibli scegliendo un tratto rarefatto e colori ad acquerello. Questo prodotto gli è valso la nomination giusto l’anno seguente l’altra nomination ottenuta da Miyazaki con Si alza il vento.

A seguito di questa recente conquista, e molto più probabilmente, a causa delle ultime critiche che l’Academy ha ricevuto sulla poca eterogeneità dei propri membri (con diretto riferimento alla rappresentanza afro-americana), ecco che Takahata è stato invitato a prendere parte al gruppo. Il rifiuto del maestro ottantenne, arriva quindi poco gradito; pare infatti che i suoi impegni di lavoro non gli permettano di accettare un così gravoso incarico. Piuttosto, stona il fatto che dopo 45 anni di onorato servizio all’animazione giapponese, possa essere stata la sola Principessa Splendente a far sì che l’Academy si ricordasse di lui… O ancora, prospettiva ancora peggiore, l’Academy le sta provando proprio tutte per far sì di "avere" qualche prestigioso nome dallo Studio Ghibli dopo i molteplici rifiuti di papà Miyazaki.

Nel frattempo, lo Studio è presente pure all’edizione 2016 nella cinquina dell’animazione con il progetto di Hiromasa Yonebashi Quando c'era Marnie: a seguito dell’annuncio dell’abbandono delle scene di Miyazaki (che come sempre ci aspettiamo veder smentito dallo stesso), ogni nuova uscita della casa di produzione giapponese fa credere che possa essere l’ultima per i propri fan. Poiché il lavoro di Goro Miyazaki si è dimostrato non poter sostenere il peso artistico del padre, era su Yonebashi che i fan contavano per portare avanti le magie dell’animazione 2D giapponese: ma pare sempre più improbabile che lo studio di produzione procederà oltre. Quando c’era Marnie sarà nei cinema italiani soltanto dal 12 al 15 settembre, con Lucky Red.

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Piuttosto, c’è una svolta produttiva in corso: è di prossima uscita infatti, una co-produzione con l’Europa che vede lo studio Ghibli e Takahata stesso in veste di produttore artistico, sostenere il regista olandese Michael Dudok de Wit, Oscar nel 2001 per il Miglior Corto d’Animazione. The Red Turtle vedrà la luce a settembre e sarà la prima produzione dello Studio, espressamente voluta da Miyazaki, di un regista non giapponese.

Quando c'era Marnie - Trailer

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