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Autore Fiaba Di Martino :: 24 Agosto 2015
Locandina di Quando c'era Marnie

Recensione di Quando c'era Marnie di Hirosama Yonebayashi: Commovente racconto di formazione tra la poesia del reale e un legame magico e terapeutico che trascende il tempo. L'ultimo gioiello dello Studio Ghibli

A questo mondo c’è un cerchio invisibile: con un dentro e un fuori. Io sono una delle persone che sta al di fuori.

Dopo il disastroso (e assolutamente immeritato) flop di La storia della principessa splendente di Isao Takahata, e l’annuncio ufficiale del pensionamento di Hayao Miyazaki, lo Studio Ghibli, la più importante casa di produzione d’animazione in Giappone, cesserà l’attività (ci auguriamo momentaneamente). Quando c’era Marnie è l’ultimo titolo in lista, in uscita italiana per soli tre giorni – 24-25-26 Agosto –, e se si rivelasse davvero il testamento di Ghibli, lo studio avrebbe proprio chiuso in bellezza.

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L’opera seconda di Hirosama Yonebayashi ha molto in comune con l’esordio del regista (e curatore dell’animazione di parecchie opere di Hayao Miyazaki), ovvero Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento. L’incontro terapeutico - e quasi romantico! - che diventa scambio e motore di crescita, i due mondi che collidono con le loro difficoltà a innestarsi nell’universo reale, quotidiano; e infine la commozione genuina e tristemente consapevole degli addii.
In Quando c’era Marnie, però, si alza ulteriormente l’asticella, complice il romanzo da cui prende le mosse, un classico britannico di fine anni Sessanta, e che Miyazaki ha definito tra i migliori libri per ragazzi di sempre. Le due protagoniste si trovano a che fare con un intrinseco complesso di colpa, con un rigetto identitario che si tinge a tratti di disperazione funesta. E poi c’è l’intreccio tra due epoche e modus vivendi contrapposti, che scava ancor più a fondo lo iato tra le due ragazze, rendendo l’indissolubile sentimento (che ha il sapore del destino) ancor più affascinante ed esiziale. 

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Bildungsroman che trova la poesia nelle piccole cose, meravigliosamente raffigurato e musicato (la canzone portant, Fine on the Outside, è dell’americana Priscilla Ahn), Quando c'era Marnie lascia che la vera magia non scaturisca da universi dimensionali, creature buffe o elementi naturali, bensì dalla presa di coscienza della propria valenza identitaria e dall’accettazione dell’altro, dal superamento dei pregiudizi e delle ataviche fobie, dallo sguardo nell’abisso tragico per rialzarsi più forti e maturi, alle soglie di un’adolescenza finalmente da viversi al di là di quel cerchio.

Trailer di Quando c'era Marnie in Wikipedia

Voto della redazione: 

4

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