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Autore Erika Favaro :: 7 Febbraio 2016

Il film racconta la riabilitazione di Lotje Sodderland, giovane donna colpita da un ictus, e la sua nuova percezione del mondo. Dal 18 marzo su Netflix

My Beautiful Broken Brain

Sarà per l’allitterazione, la figura retorica per cui più parole vicine iniziano con la stessa lettera, ma My beautiful broken brain è già di per sé un bellissimo titolo, evocativo, in cui una cosa - il cervello in questo caso - può anche essere rotta, compromessa, ma resta bellissima.

È previsto per il 18 marzo prossimo su Netflix il debutto del documentario di Sophie Robinson e Lotje Sodderland prodotto da David Lynch. La storia è quella di Lotje Sodderland – protagonista e co-regista -, giovane donna che all’età di 34 anni è stata vittima di una grave emorragia cerebrale causata da un ictus. Da quel giorno la sua visione del mondo è mutata, è alterata e il film racconta proprio il suo percorso di riabilitazione evitando toni tragici o strappalacrime, concentrandosi sulle meraviglie di uno degli organi più misteriosi e affascinanti del nostro corpo.

Il cervello è, infatti, una delle parti dell’organismo che ancora riserva enigmi e sorprese, e il documentario cerca proprio di mostrare come dopo un trauma tutto cambia. Però tutto può anche ricominciare, ed ecco che la protagonista con i suoi occhi azzurri aperti sul mondo, si stupisce di fronte a colori, lampi, lettere.

La sua percezione del mondo è distorta, a volte può far paura, altre può ipnotizzare, ecco perché ad un certo punto del trailer Lotje Sodderland afferma “Mi sembra di essere in un film di David Lynch”. Il regista di Twin Peaks – che compare anche in prima persona nel documentario – si è detto davvero entusiasta del progetto: “Sono eccitato all’idea di unirmi a Lotje e Sophie per condividere My Beautiful Broken Brain con il mondo” ha dichiarato Lynch, “il cervello è veramente affascinante, soprattutto per come riesce a raggiungere una totale coerenza, trovando comprensione e compimento, sarete davvero commossi e ispirati da questo viaggio di auto-riscoperta”.

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Il cervello di Lotje Sodderland, infatti, è bellissimo e allo stesso tempo “rotto”, accidentato; ma il documentario mostrerà la forza di volontà di chi non si lascia vincere dagli ostacoli della vita, di chi crede che il cinema possa essere un modo per scoprire nuovi punti di forza e nuovi modi di vedere il mondo. 

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