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Autore Alessandro Tavola :: 14 Gennaio 2016
Locandina di Creed - Nato per combattere

Recensione di Creed - Nato per combattere di Ryan Coogler con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson: equilibrato e asciutto primo spin-off di "Rocky" che giustamente non vuole competere con la saga

Michael B. Jordan raccoglie l’eredità di Sylvester Stallone (che intanto vince il golden globe) e il DNA di Carl Weathers in Creed – Nato per combattere, primo spin-off di Rocky diretto da Ryan Coogler: un progetto dalle ambizioni sensate e dagli scopi raggiunti.

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A differenza di quanto avvenuto con tentativi di reboot/riavvolgimento/riproposizione recenti come Jurassic World o Terminator Genisys, con Creed non abbiamo un prodotto da rigenerare, ma un romanticismo da far continuare a scorrere, seppur con i dovuti adattamenti. Non è per il fatto che qui non si tratti di fantascienza, ma perché Rocky non è mai stato una creatura abbandonata a se stessa, da quasi quarant’anni sinonimo del romanticismo e della consapevolezza cinematografica di Stallone, che tra un John Rambo e un Expendables ha sempre dimostrato una capacità di guardare e guardarsi maggiori di chiunque altro, senza mai tradirsi e senza abusare della nostalgia.

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Sempre con Sly e Irwin Winkler in produzione, Creed – Nato per combattere appare come uno dei più senzienti spin-off riattualizzanti del momento, capace di dare un intero mondo a una nuova generazione di spettatori rimanendo legato al mito metacinematografico (le figure di Rocky e Apollo nei film corrispondo quasi a quelle della realtà) e senza scialacquare idee e possibilità, tenendo ben presente quanto sia impossibile ri-fare, scegliendo piuttosto che il nuovo capitolo riesca a formarsi da sé, imboccando la via della semplicità invece che quella dell’ammiccamento. Il regista semiesodiente Ryan Coogler si rivela più che adatto per questa operazione, e Creed – Nato per combattere gode di uno stile asciutto e contenuto senza mai scivolare nel ludibrio, nella scenetta o nella citazione appiccicosa. Tra un long take e l’altro, sceglie di non sporcare le immagini, di non premere sul dramma, di non insistere e sovraccaricare con un’enfasi che avrebbe rischiato di tramutarsi in pasticcio, dedicandosi prima di tutti alle interpretazioni. Forse i rischi presi sono pochi, ma quel che abbiamo è una regia “da bravo ragazzo” perfettamente in linea con la vicenda del film, e ciò è raro in un’epoca di effimeri spupazzamenti stilistici ed estetici incapaci di rendere giustizia ai propri predecessori né di soddisfare in modo autonomo.

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Con Creed abbiamo una visione che si apre e che si chiude, da cui non aspettarsi un innamoramento (o un odio), rispettosa e rispettabile. Gli incontri sul ring e fuori dal ring non appaiono subordinati, ma smossi dallo stesso spirito narrativo e sportivo, e in modo blando racchiudono un sentimento propositivo, insieme anacronistico e soddisfacente, classicista e mai svenduto, proporzionato alla saga da cui nasce ma con cui non può (e non vuole, giustamente) competere, senza questioni di lascito ma di semplice derivazione e continuazione.

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Trailer di Creed - Nato per combattere

Voto della redazione: 

3

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