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Autore Fiaba Di Martino :: 21 Gennaio 2015

Recensione di Minuscule di Hélène Giraud e Thomas Szabo: Nitidezza polisensoriale e ritmo immersivo per un cartoon muto e coloratissimo

Un giorno come tanti, in una radura assolata, una coccinella stringe amicizia con una formica, il cui branco è venuto in possesso di una scatola di zollette di zucchero: ma delle cattivissime fourmis rouge sono intenzionate a sottrargliela. Tratto da una serie francese e portato sul grande schermo dagli stessi registi (Hélène Giraud e Thomas Szabo), Minuscule è un curioso oggetto cinematografico che è contraddistinto fin dalle prime inquadrature da un’incantevole accuratezza di elaborazione grafica e, dall’altro lato, da una stilizzazione minimal dei pochi personaggi, immediatamente accattivanti benché lontani da qualsiasi antropomorfizzazione e, per questo, muti. Il comparto sonoro di Minuscule è ciononostante assolutamente polifonico: si affida ai rumori della natura – ronzii, stridori, fruscii, soffi di vento – e a un’avvolgente colonna sonora di clarinetti, archi e flauti che contribuiscono a richiamare nella storia un’atmosfera da comiche anni ’20. La pellicola mischia il live action dell’ambiente esterno con la cgi dei personaggi, non mostra gli esseri umani se non nel preludio, lascia che il ritmo del mondo placido degli animali fluisca naturalmente e spontaneamente, echeggiando un rispetto e un incanto per la natura che la portano a farsi impressione di realtà immersiva, ma anche simpaticissimo sguardo sulle vicende di un gruppo di caratteri ben definiti.

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L’idea vincente è di far splendere le immagini senza sovraccaricarle sul fronte sonoro o stilistico, rendendo il film allo stesso tempo cronachistico ed esplorativo, in certi momenti quasi un documentario formato cartoon e un’animazione in presa diretta. La sensazione è quella di aprire per la prima volta gli occhi con stupore sul mondo naturale, come se l’intera pellicola fosse un'estensione della scena della foresta di Bambi, e il pensiero non va a Z la formica o A Bug’s Life quanto piuttosto a Microcosmos e appunto ai primi Disney. E anzi, nella seconda parte l’attacco al formicaio ci precipita in un momento che fa pensare nientemeno che a Il signore degli anelli: una battaglia a colpi di stuzzicadenti, pigne e cotton-fioc.

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Quella di Minuscule è una visione per bimbi non ancora assuefatti alla narrazione frenetica e d’accumulo o alle immagini visionarie e dallo stile fortemente accentuato dei cartoni Pixar e Dreamworks. Chiaro che tale approccio narrativo non comporta vette emotive scombussolanti, una trama stratificata o la densità tematica che troviamo in altri prodotti d’animazione recenti: ma è comunque un’esperienza sensoriale che si difende bene di fronte ai colossi sopraccitati, anche nelle lunghe sequenze d’azione (l’inseguimento lungo il torrente e la cascata, la battaglia). La dedica finale a Moebius è l’ultimo tocco di classe di un piccolo film che ammalia occhi e orecchie.

Trailer di Minuscule

Voto della redazione: 

3

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