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Autore Fiaba Di Martino :: 31 Marzo 2015
Locandina di Second Chance

Recensione di Second Chance di Susanne Bier con Nikolaj Coster-Waldau: Un altro scivolone per la regista, al suo peggior film. Un polpettone indigesto e ricattatorio, alla soglia della pornografia del dolore

Andreas è un efficiente poliziotto, marito affettuoso e padre attento: ha una bella moglie e un bambino di pochi mesi, esattamente come quel poco di buono di Tristan, odiosissimo drogato violento che vive in un appartamento fatiscente e lasciato a se stesso con una ragazza a lui soccube. Una notte come tante, una tragedia e una decisione improvvisata e disperata precipitano Andreas in una spirale infernale e senza fondo.

Second Chance (presentato al Torino Film Festival 2014) è cosparso di rimandi involontari, dal più piccolo e bello Melbourne al thriller Gone Baby Gone, ma non ne vale un'inquadratura. E spiace dirlo riferendoci alla Bier, autrice inizialmente interessante (Dopo il matrimonio) ma che ultimamente sembra essersi persa (o nell'hollywoodiano, vedasi Love is All You Need, oppure nel flop, vedasi il Una folle passione: ma questo è decisamente il suo peggior film). Imperdonabile soprattutto per la messinscena ricattatoria: come se avesse poco da dire e non sapesse come dirlo, giacché sceglie la via più facile per farlo.

[Leggi anche: Recensione di Una folle passione | L'amore malato e doloroso di Jennifer Lawrence]

Tramonto di una regista? Inevitabile chiederselo di fronte a questo polpettone indigesto e ricattatorio, invas(at)o da un manicheismo che punta allo stomaco, eccedendo in fotoromanzesche sequenze con concitati (e gratuiti) jump-cut e soffermandosi sul sangue e sulle lacrime, sulla soglia di una pornografia del dolore in cui prima non era mai scivolata. Una caduta di stile, anzi, una perdita di stile, tra primi piani televisivi insistenti e sceneggiatura urlata ed eccessivamente costruita, ove le ambiguità non esistono, la psicopatologia dei personaggi non è contemplata, si cede a uno schematismo di fondo che nega qualsiasi conflitto propulsivo e produttivo. Basti solo pensare alle (re)azioni sclerotiche della moglie, puramente funzionali al corso prestabilito degli eventi, che rivelano sì una parvenza di continuità nel (comunque telefonato) colpo di scena finale, ma sono soltanto uno dei vari fili burattinati che si muovono programmaticamente per innescare l'accumulo di dramma. Schematico e pressapochista, Second Chance, come l'escalation di sfighe subìte dal poliziotto, dominio di sempre più sfortunati eventi che si abbattono sul sempre più disperato Andreas. Dal canto suo, il protagonista Coster-Waldau (Jamie Lannister di Il trono di spade) s’impegna, ma non può salvare la pellicola dal tracollo. Evitatela.

Trailer di Second Chance

Voto della redazione: 

2

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