Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 24 Marzo 2016

Titoli che l'Associazione Americana Psichiatri considera un buon mezzo per iniziare a conoscere alcuni dei disturbi più diffusi

Still Alice

Jack Torrance, Norman Bates, Joker: il cinema, così come l’arte in generale, è affascinato dal tema della pazzia, degli squilibri psicologici che nascondono personalità considerate fuori dagli schemi. Molto spesso però la malattia mentale è usata come puro espediente narrativo e non sempre regala uno sguardo realistico. Allo stesso tempo però ci sono film che descrivono attentamente alcuni meccanismi della malattia, titoli che vengono persino consigliati dall’associazione americana degli psichiatri per il modo in cui trattano un tema così delicato. Ecco cinque titoli per capire meglio cosa vuol dire essere affetti da malattia mentale:

Hollywood Ending
Chi conosce la filmografia (e la biografia) di Woody  Allen sa benissimo che la psicologia è sempre uno dei temi principali. È impossibile quantificare i riferimenti alla psicoanalisi tanto quanto è impossibile contare il numero di personaggi affetti da qualche disturbo della personalità. Hollywood Ending è un film che racconta perfettamente le idiosincrasie di Hollywood e dell’Occidente tout court. Il personaggio di Allen – regista costretto a lavorare a prodotti mediocri che viene colpito da cecità psicosomatica quando l’ex moglie gli commissione un film ad alto budget – è un chiaro esempio di cosa voglia dire soffrire di disturbo di conversione.

Ragazze interrotte
Ispirato al diario personale di Susanna Kaisen, Ragazze interrotte descrive i ritmi e le misure adottate negli istituti di cura degli anni Sessanta, concentrandosi sui rapporti tra pazienti e personale ospedaliero. La storia è raccontata dal punto di vista di Susanna (Winona Rider), ragazza affetta da depressione che dopo aver tentato il suicidio viene mandata in clinica dai genitori. Il film di James Mangold mostra diversi tipi di malattie mentali, dalla bulimia alla sociopatia passando per il disturbo borderline della personalità.

Spider
David Cronenberg è noto per amare i mutamenti fisici e i disordini mentali. I personaggi deliranti sono una costante della sua filmografia (pensate a Videodrome…), in Spider però c’è qualcosa di più, abbiamo a che fare con un vero e proprio psicopatico interpretato da Ralph Fiennes. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Patrick McGrath, psichiatra poi diventato romanziere che ha collaborato anche alla sceneggiatura. Il protagonista è un uomo che viene rilasciato da un ospedale psichiatrico e mandato a vivere in una pensione dove inizierà a rivivere alcuni dei traumi della sua infanzia.

Antichrist
Il racconto che Lars Von Trier ha fatto di una donna (Charlotte Gainsbourg) che cerca di uscire dal buio che l’ha avvolta dopo la morte del figlio è stato uno dei film più discussi del 2009. L’atmosfera di tutto il racconto è buia e surreale, qualche tempo dopo il tragico fatto – mostrato nei primi minuti del film – il marito della donna (Williem Dafoe), di professione psichiatra, decide di prendere in mano la situazione e tentare di aiutare la sua compagna a superare il lutto. Il tono dolente della pellicola riflette inevitabilmente lo stato d’animo del regista che non ha mai nascosto di soffrire di depressione; il film infatti fa parte della “trilogia della depressione” con Melancholia e Nynphomaniac.

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Still Alice
L’interpretazione di Julianne Moore nei panni di una linguista a cui viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer descrive in modo impeccabile lo sconvolgimento portato da una malattia degenerativa. Ciò che è interessante  e commovente è vedere quanto la malattia abbia impatto sul singolo, ma anche su chi gli sta vicino, costringendo un intero nucleo famigliare a risintonizzarsi. Still Alice mostra tutti i sintomi di una malattia diffusa come l’Alzheimer: il danneggiamento della memoria, l’afasia e l’agnosia, termine usato per indicare l’incapacità di riconoscere oggetti o persone in precedenza conosciuti.

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