Ritratto di Stefano Cacciani
Autore Stefano Cacciani :: 17 Aprile 2016

Con i capitoli 48 e 49 gli Underwood riescono ad ottenere ciò che vogliono, tra trovate narrative riuscite ed altre meno

House of Cards

Nei capitoli 48 e 49 (4x9 e 4x10) ritroviamo la splendida cinquantenne Robin Wright alla regia, per avviarci alla fase conclusiva di questa quarta stagione di House of Cards che, dopo avere introdotto la manipolazione dei dati informatici all’interno dei gangli di potere, si concentra ora sullo show biz della politica.

La mega convention nazionale del Partito Democratico di Atlanta è infatti pensata per oscurare da un punto di vista mediatico il repubblicano Conway. Democrazia e rappresentanza: zero contenuti, tutto spettacolo. Ma allo stesso tempo Frank, esperto in  questo tipo di giochi fin da quando sedeva come capogruppo al Congresso, smacchina per ribaltare il vantaggio di Catherine Durant come candidata alla vicepresidenza, introducendo a sorpresa il nome Claire. Altro tema che sosterrà i piani degli Underwood sino alla fine è l’ICO: Conway per riguadagnarsi la ribalta, picchetta la convention accusando il Presidente di pensare più alla propria campagna elettorale che non ai problemi causati da questo gruppo di terroristi simil Isis vicini alla conquista della Siria. Frank, che apprezza la mossa del rivale da un punto di vista strategico, smaschera il bluff telefonandogli in diretta per fissare un incontro. A nessuno in realtà importa nulla dell’Ico, i due politici sono speculari, ciò che farà la differenza non saranno certo i valori morali ma l’abilità nel gestire a proprio vantaggio le situazioni.

Il colpo di scena arriva proprio durante il loro colloquio privato: la Durant, consapevole di essere stata ingannata, passa all’attacco annunciando con i delegati del proprio stato, la Lousiana, di voler gareggiare come presidente, contrapponendosi così a Frank in modo frontale e rimettendo in gioco la Dunbar. C'è da dire che, se gli scenari internazionali e l’eccessa complessità delle storylines messe in campo ha spesso fatto deragliare in una fantapolitica poco credibile le gesta dei nostri amati coniugi presidenziali, questo tipo di giochi e d’intrighi sono la vera carta vincente della serie.

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Nel mentre Claire e lo scrittore Tom Yates si recano in Texas per la moribonda madre della first lady, un viaggio che porterà i due a consumare quel rapporto sessuale che da tempo viaggiava sotto traccia. Ma il problema dei problemi per Frank sta maturando sotto le sembianze di Hammerschmidt, che punta Remy Denton per avere la testimonianza decisiva con la quale mettere il Presidente con le spalle al muro. Uno degli escamotage più improbabili di questa stagione, è invece il modo in cui Underwood, ormai messo alle strette e con poche carte da giocare, riesce a convincere la Durant: la minaccia di morte. Per convicerla Frank accenna addirittura agli omicidi di Peter Russo e Zoe Barnes, brandendo un tagliacarte. Non si capisce bene il motivo, ma il Segretario di Stato degli USA, spaventata e intimorita per la proprio vita, cede, accettando di venire relegata ad un ruolo di secondo piano con la coda tra le gambe. Claire, a questo punto, viene incoronata come candidata alla vicepresidenza a fianco del marito da una convention acclamante.

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