Ritratto di Stefano Cacciani
Autore Stefano Cacciani :: 7 Febbraio 2016

La decima stagione parte con una puntata diretta dal creatore Chris Carter: nell'America di Obama, Mulder e Scully tornano per svelare una nuova cospirazione

X Files

“X-Files” 10x1: “La verità è ancora là fuori” (“My struggle”). Diretto dallo stesso Chris Carter, in questo primo episodio si alternano flash-back risalenti agli anni ‘40, quando un disco volante cadde sulla Terra, alle immagini dell’America di Obama. Dana Scully, ora semplicemente medico, deve rintracciare su sollecitazione del vicedirettore dell’FBI Walter Skinner un Fox Mulder trasandato e deluso dopo il lungo periodo di inattività. La miccia che dà fuoco all’azione sono i discorsi del milionario predicatore Tad O'Malley, che denuncia sul web la sistematica rimozione della presenza aliena sulla terra, come i rapimenti di alcune donne e l’impianto di DNA non umano nelle gravide. O’Malley presenta la giovane Sveta, che asserisce di avere subito lo stesso trattamento. Dopo una serie di esami, Scully scopre che sia il corredo genetico della ragazza che il suo stesso DNA riportano tracce aliene. Intanto Mulder viene portato da O’Malley nell’hangar segreto dov’è custodito un Ufo a propulsione magnetica pulita. Arriva la verità di Sveta: gli esperimenti su di lei sono stati condotti da uomini e non da alieni. Parte il redde rationem, squadre speciali distruggono l’Ufo e uccidono Sveta, aprendo il finale alla ricomparsa di chi si credeva morto e sepolto: l’Uomo che fuma, ancora vivo e tracheostomizzato, viene informato della riapertura degli X-Files.

Dopo una così lunga assenza, il rischio di fare un buco nell’acqua era forte. La costruzione del primo episodio della decima stagione di “X-Files”, era quindi molto delicata: dopo 14 anni di assenza, Chris Carter ha dovuto affrontare il problema di come riprendere i cuori degli appassionati. Significava selezionare da subito gli elementi caratterizzanti la mitologia e i personaggi di una serie “intoccabile” immersa nel mood degli anni ‘90, facendoli scivolare dentro un’atmosfera aggiornata al presente.

È stato un tuffo da manuale nella consapevolezza di cosa in X-Files funziona al di là dell’ambientazione – come il rapporto duale a suo modo contrastato tra Mulder e Scully - e di cosa andava invece aggiornato mantenendo il concept di base, ovvero il senso di cospirazione/svelamento.

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Lo spostamento fondamentale, oltre all’attualizzazione della scena, è stato infatti nel paradigma di Mulder: non sono gli alieni ad avere manipolato uomini e cose nell’arco dei decenni, ma gli uomini stessi ad avere sfruttato la tecnologia arrivata da un altro mondo per costruire il presente che stiamo vivendo e sfruttarlo economicamente, senza fermarsi di fronte a nulla, inseminazioni umane con DNA alieno comprese.

Il complotto esiste ancora, quindi, ordito ai danni di tutti. La realtà è stata nascosta per il tornaconto di pochi, e soprattutto dopo l’11 settembre siamo immersi in una grande menzogna fatta di controllo e rimozione. In questo scenario i personaggi interpretati da David Duchovny e Gillian Anderson si muovono come pesci nell’acqua: nonostante per qualche tempo abbiano preso strade diverse, la lotta che li vede coinvolti come crociati è ancora viva, la posta in ballo è svelare il rimosso, ricomponendo tasselli provenienti dal passato e riattivando quella chimica tra il credente a la semi-scettica che anima la coppia di agenti dell’FBI.

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