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Autore Simone Malacarne :: 19 Dicembre 2015

Tra i film anni '90 entrati immediatamente nella Storia del Cinema, figura sicuramente "Seven" (o "Se7en") di David Fincher: qui un ottimo video-analisi della sua indimenticabile scena finale ambientata nel deserto

Seven

Tra i film anni '90 entrati immediatamente nella Storia del Cinema, figura sicuramente Seven (o Se7en) di David Fincher, sfavillante thriller con l'indimenticabile coppia formata da Brad Pitt e Morgan Freeman, a caccia di un famigerato serial killer interpretato da Kevin Spacey. Diverse le scene diventate cult istantanei, e tra queste, figura sicuramente il fortissimo confronto finale nel deserto fra i nostri tre protagonisti.

E se avete presente il momento, allora capite perfettamente che cosa intendiamo: infinita ansia, shock epilettico, ed esplosivo pathos senza possibilità di catarsi. A presentarci un bel video-analisi, adesso, è il sempre ottimo HitFix. Come ci ricorda il filmato, la sceneggiatura della pellicola fu scritta dall'allora sconosciuto Andrew Kevin Walker, che convinse immediatamente la New Line Cinema a trasporlo sul grande schermo. L'unica lamentela della casa di produzione? Proprio il finale, che riteneva troppo drammatico e duro. Fortunatamente, Brad Pitt minacciò la major: se avessero osato toccare lo script, lui avrebbe abbandonato il progetto. 

Così, una volta approvato il progetto, Fincher iniziò immediatamente a lavorare sull'estetica del film col direttore della fotografia Darius Khondji. I due decisero di girare in 35mm, usando degli obiettivi particolari ad apertura 2/2.8 che permettessero di alleggerire la profondità di campo con delle immagini in costante sfocatura dietro i personaggi. Una cosa, questa, che ha sottolineato ulteriormente la cupezza del momento, resa perfettamente dal connubio luci/cinepresa, dove ogni effetto blur è calcolato al millimetro.

[Leggi anche: "Se7en" di David Fincher compie 20 anni: ecco alcune curiosità sul film]

In più, la pellicola fu poi sviluppata con la tecnologia Bleach Bypass (detta anche Color Contrast), la quale rende “le zone scure ancora più scure e le zone chiare ancora più chiare”. In altre parole: siccome i neri sono ancora più neri, la celluloide presenta irrimediabilmente più grane. Il risultato finale? Quelle immagini fincheriane che ormai conosciamo a memoria, le quali colpiscono dritto nell'occhio perforando la retina con la loro particolare saturazione. Per approfondire la questione, godetevi il video:

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