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Autore Alessandro Tavola :: 1 Aprile 2015
Locandina di La scelta

Recensione di La scelta di Michele Placido con Raoul Bova e Ambra Angiolini: il Placido regista dopo "Vallanzasca" e "Il cecchino" torna al dramma puro, ma il suo virtuosismo inappuntabile non riesce a guidare l'istinto

Affidandosi a Raoul Bova ed Ambra Angiolini, in una vicenda di amore, stupri e dubbi, La scelta è il ritorno di Michele Placido ad un cinema primariamente alla ricerca d'atmosfera.

Il regista e attore questa volta sembra mettere a frutto abilità, fantasmi, voglia di raccontare e cinefilia con irrecuperabile ritardo rispetto alle sue ultime opere: frenetico tocca fuggevolmente il presente e cerca di afferrare il midollo de L’innesto di Pirandello (su cui il film è basato) ma preme troppo su una regia scena per scena assetata di pathos che mette l’idea di “filmico” davanti a quella di “film” e sembra prendere le distanze dalle ultime sue opere come Vallanzasca – gli angeli del male e Il cecchino per tornare a Ovunque sei, finendo con l’apparire meramente effettistica.

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Ne La scelta troviamo di tutto: montaggi forsennati, accostamenti visivi e musicali contrastanti, movimenti di macchina vorticosi, dissolvenze incrociate, contemplazioni.

Un coltellino svizzero di soluzioni registiche potenzialmente esaltante capace di sballottare lo spettatore da un’angoscia all’altra e di turba in turba, ma il filo della tensione si spezza spesso e tutto appare discontinuo, come se le emozioni venissero intercettate dalla continua esagerazione di Placido, tra un primo piano eccessivamente lungo di Ambra Angiolini (che come Bova sembra star facendo di tutto per affrancarsi dalle ultime commedie interpretate) o una digressione di troppo.

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Alla continua ricerca di un’incandescenza, nel tentativo di immersione totale nello psicodramma, la pellicola mette la distanza, l’inconciliabilità e il conflitto davanti a tutto in modo puntualmente drammatico e appassionato, rimanendovi sempre fedele ma tuttavia non aderente.

Placido è ancora una volta notevolmente febbrile ed insegue rabbioso ed istintivo le sensazioni immediate ma non riesce a coniugare adeguatamente tecnica ed impulso come già in parte avveniva (ma in modo quasi opposto) ne Il grande sogno.

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Nelle mani di qualcun altro, La scelta sarebbe andato incontro al collasso irrimediabile dell’empietà, Michele Placido ne esce almeno con un garbuglio livido, frammentato e godibile a spezzoni, ma le cui angosce di fondo non riescono purtroppo a rimanere compatte.

Trailer di La scelta

Voto della redazione: 

2

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