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Autore Alessandro Tavola :: 4 Novembre 2015
Locandina di 007 Spectre Daniel Craig

Recensione di Spectre - 007 di Sam Mendes con Daniel Craig, Léa Seydoux, Ralph Fiennes: inerziale, nuovamente serioso e privo di inventiva, questo quarto capitolo con Craig conferma quanto la serie abbia girato a vuoto fino ad ora

Diretto da Sam Mendes, quarto episodio dell’era Daniel Craig e ventiquattresimo in assoluto, Spectre riconferma quanto la mutazione/trasmigrazione dell’immaginario iniziata con Casino Royale abbia reso la dimensione cinematografica di 007 sostanzialmente immobile e impermeabile, superflua e irremovibilmente priva di intenti, se non quello dell’accanimento terapeutico.

Tra un saluto di Monica Bellucci e uno di Christoph Waltz, il secondo Bond diretto dall'autore di Era mio padre compie oltretutto un passo indietro rispetto al precedente Skyfall: nuovamente con una durata eccessiva – si tratta di quasi due ore e mezza di vero e proprio accumulo di avvenimenti – passa in rassegna location e scene d’azione spuntando l’elenco, facendo il giro più largo e lento possibile per giungere ad un punto semiconclusivo della trama orizzontale dei quattro film, dimostrando quanto questa sia riassumibile su un tovagliolo.

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Ovviamente questo non costituirebbe un problema se davanti a noi si presentasse qualcosa di visivamente appetibile, ma in Spectre vince di nuovo la presunzione di realismo, con un Bond più vulnerabile ed infinitamente meno ironico (in un’ipotetica rimpatriata dei vari 007 lui sarebbe quello in silenzio e in disparte), dimensione abbandonata da tempo come il cheesy gadgetistico e l’esotismo (qui completamente di facciata e capace di appiattire anche la parata di scheletri del Giorno dei Morti di Città del Messico), rendendo difficile capire quali possano essere le effettive intenzioni della saga fin qui.

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Perché i Bond Movie con Craig hanno sì una coerenza e una propria pelle, ma questa si ridimostra oggi incapace di aggiungere alcunché al cinema d’azione “elegante” odierno, mostrandosi inerziale sotto tutti i punti di vista e priva di stimoli autentici, con un appeal chiuso che riesce a sorprendere solo per la sua ritrosia.

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Tra un Kingsman – Secret Service e un Operazione U.N.C.L.E. (che, a prescindere dai rispettivi risultati, al vecchio Bond devono entrambi molto) lo scenario appare ancora più desolante: non per il desiderio di uno 007 retrò e nostalgico, ma per l’idea stessa di carisma, azione e divertissement che in Spectre (e predecessori) manca, con un incomprensibile voler continuare a prendersi sul serio (senza saperlo neppure fare) noncurante di quel mondo nominalmente suo ma lontanissimo (ed ora dei suoi epigoni) e della licenza di poter fare, cinematograficamente, qualsiasi cosa.

Trailer di Spectre - 007

Voto della redazione: 

2

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