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Autore Giulia Marras :: 14 Settembre 2015
Locandina di Bagnoli Jungle

Recensione di Bagnoli Jungle | Presentato come evento speciale fuori concorso alla 30. Settimana della Critica il nuovo, piccolo e prezioso, lavoro di Antonio Capuano, a nove anni di distanza da "La guerra di Mario" e 24 anni dopo "Vito e gli altri"

Quartiere ad Ovest di Napoli, a Bagnoli l'eclettico regista di casa Antonio Capuano, autore di quella che alcuni chiamano Nouvelle Vague partenopea, gira un'opera buffa in tre atti focalizzati su tre diversi protagonisti: Giggino vive di piccoli furti e poesia balbuziente, Antonio fornisce counseling psicologico per i tifosi napoletani e infine Marco consegna le buste della spesa nelle case di strani personaggi. Sullo sfondo l'Italsider, “Colosseo” industriale per la produzione dell'acciaio chiuso nel 1992, testimonianza metallurgica e antica di un lavoro che non c'è più e che bisogna inventarsi, anche attraverso il cinema e la sua arte innata affabulatoria ma illusoria.

Perché Capuano regala alla realtà attimi di magia cinematografica come nuova e libera(ta) verità e si concede incursioni visive e sonore extradiegetiche, come l'applauso teatrale all'entrata in scena di Antonio Casagrande. Ma lo sguardo scanzonato, beffardo, surreale del regista napoletano non si allontana mai troppo dalla vera quotidianità di Bagnoli, ritagliando spazi propriamente documentaristici, dallo sfogo delle donne impegnate da anni nella lotta per la casa alle riprese delle battaglie rap freestyle dei più giovani.

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Tre diverse generazioni si confrontano così nella perdita comune di punti di riferimento, che si tratti di Maradano, o della Italsider, e ancora della politica o del senno. Mentre Giggino corre senza meta tormentato da qualche vizietto di troppo, Antonio, rimasto solo, si innamora della sua benevola badante ucraina, mentre Marco, il vero attore protagonista de La guerra di Mario sempre di Capuano, ora è un garzone ribelle, confuso dai fenomeni spettacolari e contraddittori del suo quartiere e incantato da chi utilizza questo fascino decadente per riuscire a risalire, a cambiare. Così in Bagnoli Jungle ci si lascia andare a disgressioni sognanti ed esilaranti ma anche a momenti di tragica e fatale attualità.

Tra un Ciprì e Maresco di vecchie annate e un mockumentary neorealista, la giungla di Bagnoli si scaglia all'attenzione dello spettatore come mondo circense e giullaresco, per poi rivelarsi un inferno dominato da quell'ex acciaieria che si eleva come un imponente fantasma a vegliare e maledire i suoi abitanti.

Voto della redazione: 

3

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