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Autore Giulia Marras :: 8 Luglio 2015
Locandina di Il nemico invisibile

Recensione di Il nemico invisibile di Paul Schrader con Nicholas Cage| L'ultimo lavoro dell'autore di Taxi Driver esce tra le polemiche: il regista, insieme agli attori e al produttore Nicolas Refn, l'ha disconosciuto per il montaggio non autorizzato

Prima di andare a vedere Il nemico invisibile, lo spettatore deve essere consapevole di una premessa fondamentale: questo non è un film di Paul Schrader. L'hanno ribadito il regista stesso, i protagonisti Nicholas Cage e Anton Yelchin, e il produttore esecutivo Nicolas Winding Refn, all'indomani dell'uscita della versione ri-editata e manomessa in post-produzione dalla Lionsgate. Legalmente impossibilitato a disconoscerne effettivamente la paternità, il regista americano ha fatto sapere che Dying of the light, questo il titolo originale, gli è stato portato via, rubato dalle mani e dalle sue vere intenzioni.

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Da quanto racconta anche il direttore della fotografia, Gabriel Kosuth, il progetto muore nello stesso istante in cui la luce e i colori, e quindi atmosfere e toni accordati con il regista, vengono cancellati da una color correction spietata e distruttrice; inizialmente il progetto di Schrader prevedeva, infatti, un approccio alla fotografia espressionista, consegnando alla fibra dell'immagine stessa anima e significato del film, tramite l'uso certosino di lenti e luci colorate durante le riprese. E continua: “lo squilibrio nella colorazione ottiene l'effetto di mutilazione non solo dell'atmosfera, della composizione e dei punti focali dell'inquadratura ma anche della scenografia, dei costumi e del trucco concepiti secondo la formula del colore concordata in partenza”. Al montaggio si è aggiunta anche una colonna sonora estranea, più affine al genere thriller d’azione in cui si è trasformato. E in parte lo è: ma è facile rintracciare lo scopo originale del regista non tanto nella ricerca ossessiva del nemico nascosto, che corre parallelamente alla caccia malata della CIA al terrorismo nell’America post 11 settembre, quanto nel lento declino dell’uomo e della facoltà di “vedere”, appunto. Con una demenza precoce in avanzamento, Evan Lake (Cage) perde senno e coscienza di sé ritrovandosi infine uguale al suo doppio jihadista Muhammad Banir (Alexander Karim), così come gli Stati Uniti hanno perso quei valori di cui Lake parla all’inizio, e i perché per cui stanno combattendo una tale guerra testarda e infinita.

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Se Lake diviene forzatamente l’alter ego dello sfortunato Paul Schrader, spodestato dai grandi poteri (CIA/Hollywood), e "la morte della luce" è allora un titolo profetico su come il digitale riesca a volte a spazzare via l’autorialità dietro al cinema, o almeno a cambiare significativamente la sua stessa materia, l’immagine. Il nemico invisibile si trasforma a posteriori e a suo malgrado in un discorso sulla legittimità e della paternità dell'immagine cinematografica, nonché sulla nuova valenza degli schermi di ciò che proiettano, questione per altro affrontata da Schrader in The Canyons, sancendo dichiaratamente la morte della sala.

Dato questo presupposto, risulta impossibile dare un giudizio a Il nemico invisibile che prescinda dalle vicende che ne accompagnano l’uscita: basti dire che Nicholas Cage, pur mantenendo alti i livelli di awkwardness con cui riesce a contagiare perfino Yelchin, porta avanti ancora una volta un esempio di attorialità unica nel suo genere, sempre sopra le righe, trascendendo il personaggio e se stesso. Perdente magnifico, quasi quanto Paul Schrader.

Trailer di Il nemico invisibile

Voto della redazione: 

3

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