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Autore Erika Favaro :: 27 Febbraio 2016

Il cantante degli Antony and the Johnson non parteciperà alla notte degli Oscar e accusa l'Academy e l'America di usare le minoranze come trofei

Anohni

La notte degli Oscar, che si svolgerà a Los Angeles il 28 febbraio, non è una semplice serata di premiazioni e di gala. È uno spettacolo anche pieno di gesti politici e di musica, in cui diversi artisti decidono di prestare la loro voce a delle cause che altrimenti voce non ne avrebbero. Ma è anche un appuntamento in cui anche le assenze hanno significato.

Tra gli ospiti musicali che si esibiranno, diversi sono quelli che hanno ricevuto una nomination per qualche loro brano come Lady Gaga – che ha interpretato Til It Happens To You per il film The Hunting Ground -, Sam Smith con la sua Writing's on the wall, parte della colonna sonora di Spectre. Non ci sarà però Antony Hegarty (in arte Anohni), l’artista che molti conoscono per essere la voce degli Antony and the Johnsons. Nominato per la canzone Manta ray, scritta per il documentario naturalistico Racing extinction, il performer ha annunciato con un articolo su Pitchfork che non parteciperà alla serata degli Oscar per protesta.

Anohni è il primo artista trasgender a concorrere per una statuetta, ma è convinto si tratti di un’operazione di facciata da parte dell’Academy che non l’ha nemmeno convocato per una performance live durante la serata, gesto che l'ha indignato e ferito.

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“Provano a convincerci che hanno a cuore i nostri interessi sventolando bandiere per l’identità politica e questioni morali false” dichiara l’autore di Manta ray che scrive un’interessante e sentita invettiva contro il suo paese in cui secondo lui “tutto gira intorno ai soldi” e contro un’istituzione come l’Academy che usa le persone come lui come “trofei di società miliardarie la cui unica intenzione è quella di manipolarti per avere il tuo consenso e tutti i tuoi soldi”.
Alle accuse di discriminazione razziale sorte in seguito alle nomination, si aggiungono quindi anche le questioni sessuali; d’altronde il cinema è fatto di persone, è normale ed è giusto che gli Oscar siano un’occasione per il confronto artistico ed umano.

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